giovedì 31 maggio 2012

RADICETONDA


DOVE: via Lazzaro Spallanzani, 16 – Porta Venezia, tel. 0236737924

QUANTO: a partire da 7 euro

PER: salutisti

DA PROVARE: una delle zuppe del giorno


Ci sono dei giorni in cui sento proprio bisogno di mangiare sano. Vorrei delle verdurine bollite, un minestrone o del riso bianco da condire solo con un filo d’olio. A dirla tutta vorrei starmene a casa, servita e riverita dalla mamma, invece sono in ufficio.
In quei giorni Radicetonda è il posto perfetto.
Se anche voi vi sentite così, scendete a Porta Venezia e svoltate l’angolo di via Melzo, fatevi coccolare dai colori chiari degli interni, dalle travi in legno e dai biomateriali. Anche la gentilezza e la lentezza del proprietario vi riconcilieranno con la madre terra.
I vostri respiri si faranno più leggeri e lo stomaco più sgonfio. E se la temperatura esterna non supera i 15 gradi è proprio il momento giusto per una zuppa del giorno (7 euro).
Quando ci sono stata la scelta era tra carota, rosmarino e arancia, piselli e spinaci, taccole e zucchine. Il proprietario vi mostrerà la zuppa dal mestolo e sebbene molte abbiano lo stesso colore (verde-marrone), vi assicuro che il sapore è ben diverso e riconoscibile.
Questo grazie a ingredienti freschissimi, biologici e rigorosamente di stagione (sui tavoli potrete trovare anche una sorta di calendario del contadino/ricettario del vegano che per spessore può essere paragonato alla Bibbia).
240 zuppe all’anno, ottenute con una preparazione accurata, una cottura innovativa (non ricordo più in cosa consisteva la novità!) e l’aggiunta di olio extra-vergine d’oliva a crudo.
Il vostro corpo vi ringrazierà, e anche i vostri amici vegani che di solito costringete a pranzi dietetici a base di insalata verde.

Se l’estate è già vicina e la zuppa non vi invoglia potrete scegliere tra tante verdurine (caponata, fagiolini, peperoni, coste, ecc.) da abbinare a seitan, tofu, o al riso integrale. Ok, detta così non sembra il massimo, però vi assicuro che erano davvero buone (tolti gli spaghetti di riso che non volevo, ma non ho avuto cuore di rifiutare!).
Quasi vi scorderete di essere in un ristorante vegano, perché il cibo è davvero gustoso.
Visto che ormai vi state purificando, perché non osare del tutto e accompagnate il vostro piatto con una tisana biologica (1,50)? Poi potrete sempre bilanciare con una torta. La vetrinetta ne mostra davvero di bellissime. Il punto è saranno anche buone? Quanto può essere golosa una torta senza latte, senza burro e senza uova, una senzatorta? Io ero piena, quindi non proverò a rispondere, ma prima o poi tornerò per una merenda visto che il locale è aperto dalle 11 alle 22.

mercoledì 30 maggio 2012

AMERICAN DONUTS



DOVE: Via Sirtori 4 (MM Porta Venezia), Via Settembrini 26 (MM Centrale/ MM Lima), tel. 
02 89057779/ 
02 29525777

QUANTO: a partire da 7 euro

PER: gli amanti del junk food

DA PROVARE: i bagel, ma qualunque altra cosa andrà bene

Va detto: la cucina di American Donuts non è eccezionale. Tuttavia detiene indiscutibili plus,  tra i quali un prezzo tutto sommato modico e la quantità sostanziosa. A differenza di altre hamburgerie, come per esempio Mama Burger o Denzel (di cui un giorno parleremo), la qualità e la bontà dei cibi sono inferiori, ma lo sono anche i prezzi. E allo stesso tempo ci troviamo abbastanza lontani dai panini seriali dei più comuni fastfood come Mac Donald's o Burger King. 

Potete scegliere tra l'American Donuts di via Sirtori e l'Americand Donuts 2, che sta in via Settembrini, il secondo della famiglia. La differenza sta nello spazio vitale, sostanzialmente. Se il primo è più raccolto ed è l'ideale per una merenda di caffè e ciambelle, il secondo è molto  più spazioso, e di conseguenza avrete più probabilità di sedervi. In ogni caso American Donuts non è mai affollato, quindi andateci sereni. L'ambiente riassume tutto lo stereotipo della tavola calda made in usa: divanetti laccati di rosso, ampio bancone, angolo caffé (servitevi l'americano da soli, scegliendo una delle mug che troverete anche in vendita) e così via.

Ora veniamo alle portate. La scelta è piuttosto ampia: trovate hamburger, bagel, enormi toast, insalatone (ecco, queste, per esempio, a differenza degli astronomici prezzi medi milanesi, non costano molto), uova. Ogni panino è servito con o senza contorno. Il contorno si paga a parte, e potete scegliere tra insalata e patatine fritte (non sono buonissime, ricordano tanto quelle dei luna park). I bagel sono ok. Se avete molta fame (e nessun problema di colesterolo) non indugiate a scegliere quello uova e prosciutto. Contiene un porco intero ed è ricoperto da un grande uovo al tegamino (ve l'eravate immaginato strapazzato, vero? Se lo preferite, richiedetelo). 
American Donuts (come suggerisce il suo nome)


 offre anche una gran quantità di ciambelle, cheesecake, puncakes e quant'altro. Non sono male, ma a fine pasto sono veramente impegnativi. Se decidete di andarci a merenda, magari in inverno, e prendete un dolce, avete diritto a infinite tazze di caffè gratis (andateci piano perché poi non si dorme).

Quando uscirete vi sentirete incredibilmente sazi (ma leggete pure appesantiti). Direte, mai più, e poi, ci tornerete come niente fosse.

USMAN, la vendetta.

Qui al nord la secessione è sempre molto sentita, e ha raggiunto anche la piccola enclave indiana di via Panfilo Castaldi. Usman si è diviso (sul vecchio post trovate indirizzo e chicche).
Il kebab a 2,50 euro è andato a occupare il negozietto a fianco, e il vecchio locale si è specializzato in cucina indiana.
I locali non sono stati rinnovati particolarmente, a testimonianza di ciò rimangono le belle oliere e acetiere di plastica che rimangono attaccate alle mani, con l’unto del periodo vedico.
Ora offrono un convenientissimo pranzo a menù fisso. Con 6 euro potrete mangiare tutto il cibo indiano che volete: samosa, tortini di patate e altri antipastini, riso bianco o con lo zafferano da accompagnare con pollo al curry o allo yogurt (occhio che è il primo a finire!), verdure al curry, spinaci e patate, legumi e ancora qualcos’altro. C’è pure il chicken tikka.
La moderazione è nelle vostre mani.
E oltre al piacere di poter riempire il piatto in modo smodato e di costruire complesse architetture di riso basmati c’è l’infantile gioia della scoperta, alzare tutti quei coperchi per scoprire cosa riservano.
Se siete lesti all’entrata c’è un coupon che vi permetterà di ottenere il 10% di sconto e vi garantirà un lauto pranzo con un solo Sodexo. 

mercoledì 16 maggio 2012

ALHAMBRA MENS S@NA


DOVE: Via San Gregorio, 17 – Porta Venezia, tel. 3209211057 

QUANTO: a partire da 10 euro

PER: vegetariani, vegani, macrobiotici & Co.

DA PROVARE: la panzanella


Sono cresciuta tra cibo biologico e intolleranze ai latticini. A merenda tutti i miei compagni si ingozzavano di Kinder Brioss – facendo anche il botto per aprirle – e io mi dovevo accontentare delle crostatine al farro gusto ciliegia: color segatura, senza burro, né latte, né uova, con poco zucchero e una crosticina di marmellata. Capite bene perché preferissi di gran lunga mangiarmi una bruschetta e perché ho sempre odiato i compleanni.
Detto questo, quando hanno aperto la rosticceria naturale vicino all’ufficio ho deciso di affrontarla con la solita apertura mentale. All’epoca poi ero anche “pescetarian”.
Ci ho messo un po’ prima di decidermi, perché il posto non riscuoteva il minimo successo tra i colleghi e perché mia madre mi ha impartito un’educazione con pochi dogmi, ma uno di questi era che i macrobiotici sono tutti di color marroncino come quello che mangiano.

Ma il giorno di provare Alhambra arrivò.
Il proprietario iniziò a sbracciarsi quando imboccammo via San Gregorio da Piazza Cincinnato, per poi chiamarci e invitarci a entrare quando smettemmo di essere grandi quanto formiche. Noi ovviamente ci siamo lasciati sedurre dal suo seitan alla pizzaiola e dal tofu marinato.
Il cibo si sceglie dalla vetrinetta, i dolci hanno una bella cera, ma non sono arrivata a provarli, mi sono accontenta di riempire la mia vaschettina con farinata, panzanella, peperoni e un riso con le carote, anche se ero tentata da tante altre verdurine.
Ci si accomoda al tavolo e ci si appresta a un pasto sano, accompagnato da litri di tè depurativo, disponibile gratis e a volontà. Se la stagione lo permette potete anche sedervi sui tavolini all’esterno, è inoltre contemplata anche l’opzione take-away.
La panzanella era davvero buona, il resto passabile (nella farinata si sentiva la farina!), non particolarmente saporito, ma molto pesante. Sia nel senso che mi ha dato un terribile senso di sazietà e gonfiore, sia nel senso che il tutto è venduto a peso e che la farinata avendo lo stesso peso specifico del piombo mi è costata un occhio della testa.
Ricordo che mentre ce ne andavamo alleggeriti nel portafogli il proprietario ci disse che ci avrebbe mandato uno sconto speciale per tutto l’ufficio, lo ricordo perché fu l’unica volta in cui ho lasciato a qualcuno la mia business card. Bè, quest’offertona non è mai arrivata però da un paio di mesi è disponibile un menu pranzo. Essendo a 15 euro, noi non ci abbiamo più messo piede. Anche perché i nostri buoni pasto non li vogliono nemmeno vedere – probabilmente hanno qualche proteina animale al loro interno.

giovedì 10 maggio 2012

IL TEGAMINO


DOVE: Via M.M. Boiardo 4 (MM Turro) / Via B. Eustachi 30 (MM Lima), tel. 0228970925/0220520485

QUANTO: pizze 5 - 11 euro

PER: una pizza come si deve

DA PROVARE: il piatto forte: pizza salsiccia e friarielli

Le pizze non sono tutte uguali. Ora vi elencherò quali secondo noi sono i tipi di pizza più diffusi: rotonda, al trancio, gommosa, sottile, ultrasottile, laser, mattone, surgelata, rancida, quella che non riesci a finirla nemmeno se ti aiuti col viakal, quella che finisce subito, egiziana, cinese, speedypizza (ve la ricordate? Si metteva nel tostapane), da asporto, da marciapiede, quella nel cartone, quella di cartone e potrei continuare per ore ed ore. 

E poi c'è la pizza buona, che è quella che non si trova quasi mai. Il Tegamino, secondo noi, ce l'ha. Le pizze del Tegamino sono pizze napoletane: scordatevi quindi dischivolanti che arrivano a toccare la tovaglia o cose del genere, perché si tratta di una pizza decisamente compatta. Non di enormi dimensioni, ma abbastanza spessa da riempirvi e darvi gioia. Siete una di quelle persone che preferisce la pizza molto sottile? Staccatevi dalle abitudini, fate un salto al Tegamino di Turro (o di Lima, perchè questa pizzeria ha due sedi non troppo distanti l'una dall'altra) e ordinate subito una pizzaiola (crudo, bufala e origano), oppure una boscaiola (con porcini freschissimi). Se invece siete già fan della pizza napoletana buttatevi su un classicone: la salsiccia e friarielli non vi deluderà. 

Due parole sul locale: entrambe le pizzerie sono piuttosto piccole e sempre affollate. I tavoli non sono molto distanti l'uno dall'altro, quindi se avete bisogno di un po' di privacy vi conviene andare da un'altra parte, oppure presentarvi alle sette e cinque di sera o alle dodici e un quarto a mezzodì, come del resto farebbe mia nonna, che comunque non ha segreti. I camerieri arriveranno quasi immediatamente a chiedervi cosa volete: sono incalzanti e qualche volta un po' insistenti, ma tutto sommato ci sta (potete sempre cacciarli in malo modo e sfogare le vostre frustrazioni lavorative). Insomma, al Tegamino non c'è un minuto da perdere, e la frenesia è ripagata dalla pizza che vi arriverà in tavola (no tovaglie, ma tovagliette di carta, no grissini o pane ecc. guastappetito). 

Il costo del Tegamino, a parere nostro, è contenuto. Vero che in pausa pranzo non ci si strafoga, ma la sera due pizze farcite, due birre piccole e una cassata in due ci è costata 12 euro a testa. A proposito di dolci: se avete ancora spazio ordinatene uno, valgono la pena. Di fianco all'immancabile frigorifero Bindi con gelati a forma di pinguino e ananas del paleozoico, troverete un altro frigo colmo di babà, cassate, cannoli e molti altri dolci. Sono tutti freschissimi e vengono da I sapori di Napoli, una pasticceria di via Suzzani.

Buon appetito!

mercoledì 9 maggio 2012

Noi e ThinkBigChief


Oggi ci ha linkato TBC, un blog fighissimo. Andate a dare un'occhiata!

GHIRERIA KALLIOPI & ILIOS


DOVE: Ripa di Porta Ticinese, 13 (mm Porta Genova) / via Borsieri, 27 (mm Garibaldi/Zara), tel. 02 58107040/0269901686

QUANTO: a partire da 4 euro.

PER: grecisti

DA PROVARE: il gyros pita


L’estate si avvicina e con lei la voglia di Grecia.
Non apro il Rocci né il Montanari da anni, ma questo paese conserva ancora un’aura mitica. Le avventure degli dei e dei semidei mi mancano, così come gli allegri simposi, e da quando la mia vita è stata crudelmente privata dei verbi deponenti per accogliere solo forme passive ben più ostiche, ogni tanto ho la necessità di andare a mangiare greco. A Milano, a Bologna e pure a casa mia.

Fortunatamente Milano offre diverse alternative, anche in pausa pranzo. Quella più a portata è la Ghireria Kalliopi (since 1994), un piccolo angolo di Grecia che affaccia sul naviglio. E quando diciamo piccolo vogliamo dire che non supera i 9 metriquadri.
Potrebbe assomigliare al classico kebabbaro, invece gli inconfondibili interni biancoblu, i piatti di ceramica appesi e l’intramontabile sagapò di sottofondo – alternato al sirtaki di Zorba – non lasciano dubbi.
C’è un bancone dove potrete gustarvi il vostro gyros rigorosamente accompagnato da una Mythos, una biretta leggera perfetta per l’estate, altrimenti se la stagione lo consente potete uscire e rimirare il Naviglio provando a immaginare che sia un golfo dell’Egeo.

Il gyros è servito con lo tzatziki o con una salsa piccante color salsa rosa – che personalmente non gradisco molto – e dà grosse soddisfazioni. Sfama, vi riporta alle vacanze a Creta quando ancora si mangiava con un euro e dormiva con dieci, e vi dona un alito autorevole. Il momento migliore è sempre quando si addentano le patatine fritte, ma anche tutto il resto è molto buono, la pita e la carne non sono mai troppo secche o troppo unte, il pomodoro è fresco e anche la cipolla.
Potete optare anche per il pita souvlaki, per il panino con la salsiccia greca o la triste versione vegetariana. E se poi non siete ancora sazi un’insalata greca o le foglie di vite ripiene potrebbero accorrere in vostro soccorso, o se preferite passare al dolce c’è un ottimo yogurt greco con miele e noci, o con la frutta.

Il locale è degli stessi proprietari del ristorante greco di isola, l’Ilios, buonissimo anche lui. Un’ottima alternativa se avete voglia di un pranzo o di una cena più rilassante. Potete accomodarvi all’interno o nella dependance sul marciapiede, dei vetri vi separeranno dai passanti dandovi la sensazione di partecipare a un reality.
I prezzi ovviamente sono un po’ più alti ma le porzioni sono molto abbondanti. I secondi sono sempre accompagnati da riso patate e insalata, quindi possono bastarvi come pranzo completo. E per quelle seppie ripiene di feta sarei disposta ad affrontare la fatica di Sisifo o ad addentrarmi con un ombrellone nella spiaggia di Psarou (Mykonos) il giorno di Ferragosto.

lunedì 7 maggio 2012

LUCCA BISTROT


DOVE: Via Panfilo Castaldi 33 (MM Porta Venezia), tel. 0229526668

QUANTO: menu da 9 a 12 euro

PER: chi cerca un po' di pace e un piatto ben cucinato

DA PROVARE: qualunque piatto ha un suo perché

C'erano una volta tre giovani precari con gli ultimi due buoni pasto rimasti. Il bottino ammontava alla discreta somma di dieci euro e quaranta a testa. L'ora era tarda, la giornata caldissima nonostante la stagione, la fame disumana come sempre. Nessuno dei tre era di buon umore, io in particolare, anzi, solo io, e nessun posto mi andava a genio. Quelli che potevano andare, non accettavano i nostri buoni. Dopo un quarto d'ora di cammino sotto il sole cocente, entrammo in un posto a caso.

Benvenuti al Lucca! Atmosfera alla Scarface, pavimento alla Tim Burton, disse uno di noi, ignaro che stavamo per imbatterci in uno dei posti che attualmente è tra i nostri preferiti. Il Lucca è lì dal 1922 e il perché è evidente. I piatti sono tutti buoni e, se la sera forse non è adatto a tutte le tasche, a mezzogiorno il suo bistrot (una stanzetta collegata al ristorante vero e proprio) offre piatti buoni a un prezzo, se non vantaggioso, sicuramente onesto.

Il menu è settimanale e comprende un piatto, l'acqua e ovviamente il pane che però è fatto dal ristorante stesso ed è davvero goloso: focaccine, pane integrale, pane alle olive e così via. Potete scegliere tra un piatto vegetariano, un piatto di carne e un piatto di pesce. Tutte le ricette proposte valgono la pena. Innanzitutto non sono le solite cose, ma ci troverete di tutto: dagli asparagi alla bismark, ai polipetti al sugo accompagnati da couscous, da una pasta broccoli pomodorini e gamberoni, a quella con il ragù di fave. I piatti sono tutti raffinati e comprendono sempre il contorno (le patate al forno spaccano). Le porzioni sono giuste, si esce sempre soddisfatti. Inoltre non si tratta di una cucina pesante e tra le scelte c'è sempre qualcosa alla griglia o al vapore, per cui, anche voi a dieta, non indugiate. Oltre ai piatti del menu (9 in tutto, che cambiano di settimana in settimana), troverete, allo stesso prezzo, i piatti extra del giorno, primi o secondi che siano.


Due parole sulla sala. Quella del ristorante vero e proprio è abbastanza opulente: tovaglie rosa antico, grandi lampadari eccetera. Il bistrot è molto più piccolo, anche se i tavoli sono ben distanziati. Predomina il legno e mangerete sulle tipiche tovagliette raccogliunto di carta grezza. Sì, proprio quelle su cui in qualche storiella bohemiene, gli artisti, mentre aspettano il pranzo, disegnano o fanno ritratti. Fatelo anche qui, se vi va! Tutti i tavoli infatti, sono ricoperti da una lastra di vetro, dalla quale si intravedono tante tovagliette disegnate. Le altre, sono appese ai muri.

Che altro dire? Fateci un salto. Anzi, più d'uno.

giovedì 3 maggio 2012

PASTA EAT


DOVE: viale Premuda, 44 – Porta Venezia, tel. 02 87084258

QUANTO: a partire da 10 euro

PER: pastafariani e amanti della pasta. 

DA PROVARE: la pasta!


Confesso che da Pasta Eat ci sono capitata in una pausa pranzo speciale, perché dopo non dovevo tornare in ufficio. Quindi il pranzo è stato davvero rilassante. Un tavolino da quattro sul marciapiede di viale Premuda in un giorno di festa, che escludeva concerto per clacson e tubi di scappamaneto, c’era anche il primo timido sole dopo settimane di pioggia. Sono sicura però che queste condizioni particolari non hanno dolcificato il ricordo del mio piatto di ravioli sardi (ricotta e limone) conditi con pesto e pomodorini.

Il locale confina con California Bakery – che prima o dopo ci decideremo a recensire, probabilmente quando le nonne ci daranno la paghetta per la promozione a manager – ed è sullo stesso stile, un po’ da hipster milanese. Arredamento minimal e di design, con tavolini di legno chiaro e ferro, segnaposto fatti con i numeri dell’ippodromo, cucina a vista e tutti i tipi di pasta esposti nella vetrinetta.

A 9 euro vi aspetta la pasta ripiena con gusti particolari come quella al cinghiale o con salsiccia-verze-patate, ma anche i classiconi (casoncelli, agnolotti, ravioli sardi), invece a 8 euro trovate la pasta fresca: paccheri di kamut, rigatoni al farro – ma anche di grano duro – tagliolini, spaghetti alla chitarra e trofie. Il tutto da abbinare ai sughi del giorno.
Per quelli che in gelateria scelgono cioccolato e limone suggeriamo di chiedere consiglio perché è vero che olio e grana o la dadolata di pomodoro stanno bene ovunque ma non possiamo dire lo stesso del sugo porri, speck e tarassaco o della salsa ai pistacchi.

Tutto buonissimo, non riuscirete a evitare di mettere la forchetta nel piatto altrui.
L’arrivo della cameriera avrà infatti posto fine ai vostri dubbi amletici su che pasta ordinare e con che sugo accoppiarla, ma non avrà cancellato il vostro desiderio per tutte le altre possibili.
Quindi perché rassegnarvi alla monogamia? Agguantate la forchetta e concedetevi un assaggio dei piatti dei vostri commensali. Avrete sempre tempo per pentirvi, la sera in palestra a velocità 8 sul vostro tapis roulant.

Ci siamo concessi anche la cassatina e il caffè. Niente male, proprio niente male. Nell’euforia generale da giorno di ferie – raro come la cometa di Halley – non ho notato se prendessero i miei buoni – non credo – e non mi sono nemmeno lamentata per il conto di 15 euro che in una pausa pranzo normale mi avrebbe fatto invocare tutti le divinità dello shintoismo.