giovedì 28 giugno 2012

SAPORI DI CASA


DOVE: via Castaldi, 33 – mm Porta Venezia, tel. 0229401963

QUANTO: da 6 euro

PER: amanti della puglia

DA PROVARE: le polpette


Per anni siamo passati davanti a Sapori di casa – una gastronomia-trattoria pugliese – senza metterci piede. Sulla porta troneggia un menu con dei prezzi piuttosto alti per dei tavoli con le tovagliette di carta, l’insegna verde non troppo visibile e la mancanza dell’adesivo Sodexo ci avevano tenuti lontani. Poi l’adesivo è arrivato e noi con lui.
Entri e vieni piacevolmente accolto dall’aria condizionata, con una temperatura che poco ha di Alberobello, ma che riporta molto di più al Trentino Alto Adige e ti permetterà di desiderare le lasagne, la pasta al forno o la parmigiana di zucchine che con più di 30 gradi forse non avresti considerato.

I piatti sono tutti esposti in vetrina. Accanto alle specialità pugliesi come riso patate e cozze, polpette di pane, burrate e panzerotti trovi tantissimi altri cibi – pasta fredda, verdure e salumi di ogni tipo, cotoletta, salmone con patate, orata, homelette, formaggi, focacce, frutta e molto altro. Quasi tutti i piatti sono disponibili sia in versione carnivora che in versione vegetariana. Strabuzza gli occhi, fai un’espressione concentrata, per riuscire così a guadagnare tempo e a ordinare per ultimi.
Il proprietario del locale è felice di servirti, ti chiede se preferisci mangiare le zucchine fredde o riscaldate, e non cerca di riempirti il piatto a più non posso, particolare non trascurabile giacché si paga a peso!
Eppure si vede che è felice di vederti mangiare e assaggiare il maggior numero di cose possibili – assaggini li chiama lui! – anche se questo vuol dire un boccone di pasta, una mozzarella, un cucchiaio di peperonata e uno di piselli. È felice, nonostante debba pesare il tuo piatto e reimpostare la tara cinquecento volte.

Il beveraggio, sempre citando il cuoco, è disponibile nel frigo. Sul tavolo si trova anche un menu degustazione (credo serale) a 25 euro davvero per temerari, solo a leggerlo fa rimpiangere di avere una bocca e un apparato digerente, potrebbe nutrire tutta la Sierra Leone.

Il locale bell’imbiancato vanta pareti di finti mattoncini e travi in legno. E anche se hai deciso di pranzare da eremita, la solitudine non sarà mai completa perché il tuo pasto sarà supervisionato da Papa Giovanni XXIII e da Padre Pio. Beati!
Uno dei grandi plus di questo posto, oltre all’offerta davvero ampia di cibarie e a un prezzo contenuto, è quello di farti riscoprire i grandi classici degli anni novanta. Non ascoltavo As long as you love me dalla terza media, ed eccolo lì quel bel biondino di Nick salire e scendere dalla sedia, ancora arzillo come quindici anni fa. La tivù è infatti accesa sul canale di RTL con il simpatico Amadeus – che tutti credevamo morto.


Buonopasto.it per Doveandiamoinpausapranzo


Ci era sfuggito, ma il mese scorso buonopasto.it ha scritto una bellissima recensione riguardo il nostro blog. La trovate qui.
Buona giornate. E buon appetito ovviamente.

mercoledì 27 giugno 2012

BAOBAB


DOVE: Via Tadino, 48 – mm Lima/Caiazzo, tel. 3288351075

QUANTO: menu a 7,50 euro

PER: grandi pacche sulle spalle e un pranzo senegalese

DA PROVARE: thiou curry


Quando entri al Baobab sei tentato di chiedere permesso e di toglierti pure le scarpe.
Questo perché stai entrando in casa di Dion, anche se non c’è il campanello.
Ci sono però l’appendino per poggiare i cappotti, l’acquario con i pesci rossi e anche quelli gialli, la televisione, caffè touba e the ataya sempre caldi. Vieni accolto con pochi convenevoli, e un calore un po’ scostante, da una voce rauca e grossa.
Ti siedi timidamente, posto ce n’è sempre. Inutile guardare il menu, perché andare al baobab è proprio come andare dalla nonna – una nonna senegalese però! – si mangia quello che c’è.
Quando ci siamo andati noi era rimasta una porzione di Ceebu Jeen di pesce, il pollo Yassa e il Thiou curry. Noi abbiamo ordinato gli ultimi due totalmente a caso. Volevamo il cous cous, ma non c’è stato niente da fare.

La tavola è apparecchiata con tovagliette nere plasticose, in alcuni punti trasformate dal calore, bicchieri di plastica e tovaglioli di carta. Con l’acqua (compresa nel menu) vi verranno recapitati anche dei salatissimi arachidi tostati e il temibile piccante.
Attorno a voi batik, qualche bassorilievo africano, vasi traboccanti di fiori finti e sticker di rose e tulipani rossi sulle pareti. Vi sembrerà di essere a Marsiglia o a Belleville.
Se aprite le orecchie sentirete parlare Wolof, e se aguzzate la vista vi accorgerete subito che siete gli unici bianchi. Questo vi impedirà di alzare la voce, di iniziare a lamentarvi o di avanzare pretese assurde. Rilassatevi e godetevi il vostro pranzo. Se il momento è particolarmente tranquillo e la temperatura lo permette verrete anche lasciati soli, i gestori si accomoderanno nei tavolini esterni a conversare animatamente e voi resterete in un’intimità totale.

Prima arriverà un piatto di riso pilaf servito in versione montagnola (volevo paragonarla a un monte locale ma Wikipedia mi ha fatto sapere che il Senegal è totalmente pianeggiante!) troneggiato da una foglia di prezzemolo e con del limone a valle, poi una ciotola metallica con il piatto da voi prescelto. Il pollo Yassa è un cosciottone di pollo accompagnato da una chilata di cipolle e carote, il thiou curry un fluido verde buonissimo nel quale galleggiano mezza carota, mezza patata, e due bocconcini di manzo.
Le porzioni vi potranno sembrare piccole, ma vi assicuriamo che dopo aver spazzolato i piatti il vostro stomaco non reclamerà. Concludete il pasto con un the ataya, è fuori dal menu, ma costa solo 50 centesimi, ve lo potete permettere. Dicono che sia ottimo da bere bollente nelle giornate calde, noi ci fidiamo.

Se volete sapere cosa si mangia giorno per giorno, potete sempre andare su facebook e guardare cosa hanno cucinato. Massù, alla fine una sorpresa è sempre meglio.




martedì 26 giugno 2012

IL CAMINETTO

DOVE: Via Casati 22 (MM Repubblica MM Porta Venezia), tel. 0229525319

QUANTO: primi 6 euro, secondi 7 euro, menù 10 euro

PER: tanta, ma tanta tristezza

DA PROVARE: niente è buono, niente è cattivo

Al Caminetto di via Casati non torneremo più. Non che ci siamo trovati male eh, ma ci ha pervaso una di quelle tristezze tendenti al malinconico, che poi non vanno via nemmeno col gelato. Loro sono gentili, e ce la mettono tutta, ma più ci provano e più la mestizia aumenta e vorresti dire basta, per favore, mi servo io, grazie, con una faccia come quella del pierrot. 

Al Caminetto di via Casati quando entri, sulla destra hai il frigo delle bibite, sulla sinistra la vetrinetta da cui sceglierai il tuo pranzo. Fanno cucina italiana, come recita una scritta impressa sulla vetrina. Oggi c'erano pasta al pesto, paccheri al sugo, scaloppine, grigliata mista con contorno di quello che ti pareva, pollo fritto e così via. Niente di entusiasmante, ma soprattutto quantità non proprio pantagrueliche. Abbiamo mangiato in silenzio nei nostri piattini scarni, mentre i clienti abituali (che si riconoscevano in quanto tali proprio per la tristezza emanata) pasteggiavano porzioni ben più abbondanti e concludevano con un'anguria. Ma ragazzi, non scherziamo. L'anguria è un frutto felice, che ricorda il mare, la spiaggia, il sole e i cappellini di paglia di quando si è bambini. Lì al massimo ci sta una mela grattugiata con zucchero e limone e via al lavoro. 

Io ho testato la grigliata mista con contorno. Erano tre pezzetti di carne porzione elfica con un po' di erbette bollite (buone). Stavo per addentare il primo boccone, quando il proprietario (o almeno, quel signore che la donna dietro al bancone chiama papà) mi si è avvicinato carezzandomi il braccio e chiedendomi se andasse tutto bene. Consigliandomi inoltre di mettere dell'olio e del pepe e del sale sul tutto. L'ho ringraziato, sperando finisse molto presto quel momento, ma poi lui è tornato con un cucchiaio carico di finocchi che mi ha riversato sopra le erbette, facendomi, effettivamente, un favore. Poi si è allontanato di nuovo ed è tornato una terza volta alla carica con il parmigiano, tentando di mettermelo sopra le verdure e niente odio più del parmigiano sopra le verdure cotte, mi sa di influenza intestinale. Allora ho implorato pietà e lui ha desistito. 

Piatti di ceramica, bicchieri e tovaglioli di carta, tovaglia di stoffa ma ricoperta da tovagliette di carta, again. Uno strano coperto, dal sapore postmoderno (che è una parola che non ha mai voluto dire niente, quindi la metto qui, dato che tutto sommato ci sta). Abbiamo preso un caffè e ci siamo diretti alla cassa. Là il papà ci attendeva al varco. Ci ha fatto pagare e poi ci ha chiesto: volete lo scontrino? La ricevuta? Perché giustamente è un optional. Pertanto abbiamo optato per il simpatico scontrino. Segnala il numero di telefono e la via. Un reminder importante che ci dirà sempre e solo: a mai più.

p.s. Come potrete constatare, per la prima volta, non ci sono fotografie. A nessuno è venuto in mente di scattare, forse per non voler immortalare quel momento. E se cercate qualche immagine su internet non troverete nulla. Ma credeteci, il Caminetto esiste, e vi aspetta a braccia aperte, come l'Overlook di Shining. 

venerdì 15 giugno 2012

FILETTERIA


DOVE: Via Lecco, 15 – Porta Venezia, tel. 02 29531938

QUANTO: primi 5 euro, secondi 8 euro

PER: buona scrofata low cost

DA PROVARE: gli spaghetti con le cozze


Nelle metropoli cambia tutto molto in fretta, soprattutto di questi tempi. Quando sono tornata a Londra, dopo un anno, non riuscivo più a ritrovare i punti di riferimento del mio quartiere. Niente più Oxfam, sparito il bar vegan e anche il ristorante dove lavoravo. Solo il mio libanese fornitore di burger era rimasto tale e quale.
Milano mi sembrava immune a questi cambiamenti repentini, finché in pochi giorni non ha chiuso la Boutique dell’amore, lasciando un vuoto non indifferente, visto che occupava ben 3 vetrine.
Ieri abbiamo notato un’altra trasformazione: è spuntata la nuova filetteria!
Un cartello scritto a mano su una tovaglietta di carta ha subito attirato la nostra attenzione: primi 5 euro, secondi 8 euro, si accettano tutti i ticket. E così eccoci l’indomani a tentare di prenotare per provarlo in massa. Il sito riporta direttamente alla home di aruba, il telefono suona staccato, non resta che fare un’improvvisata.
Siamo entrati in 6 per poi moltiplicarci fino ad arrivare a 9, senza per questo turbare la calma del proprietario né destare curiosità negli altri commensali. Se alla Madia ogni giorno a pranzo non manca “il maestro” (scambiato per un homeless dalla nostra collega al primo giorno di lavoro ndr), alla filetteria una signora anziana sembra essere la vera habitué, nonostante il nostro chiasso e una corporatura quasi trasparente sembrava davvero gustarsi la sua pasta. Prima di andarsene ha anche azzardato un "Allora ci vediamo domani!". Speriamo.
Noi non abbiamo mancato di aggiungere piatti, spostare coperti, chiedere antipasti alla carta e pure la carta dei vini, che non c’era.
Il menu del giorno è appeso fuori, nonostante ciò non siamo entrati con le idee chiare. L’operaio stravaccato nei due tavolini esterni mi aveva indirizzato verso gli spaghetti alla tarantina (con le cozze), ma gli gnocchi con gamberetti e pachino mi hanno messo seriamente in difficoltà. La scelta, comunque, è tra 4 primi e 5 secondi con contorno. Buoni assai, soprattutto per quel prezzo.
Da notare che in tutto ciò non c’è nemmeno un filetto, quello lo trovate in diverse varianti a 20 euro sul menu alla carta.
Due parole sull’ambiente: molto buio e scuro, con delle bolle di vetro soffiato che piovono dal cielo, ma abbastanza silenzioso e rassicurante, come l’acqua Panna che vi verrà servita.
Abbiamo assaggiato anche gli antipasti, finocchiona ­– detta l’inseparabile – mitico prosciutto toscano tagliato al coltello e crostini toscani – appena appurato che c’erano i fegatini mi sono rifiutata di avvicinarmi.
Il fatto è che abbiamo divorato gli antipasti dopo la pasta alle cozze, abbinamento che vi sconsigliamo. La combo fegatini-gamberetti è a dir poco pericolosa. 
Per questo motivo l'unico saluto che sentiamo di farvi è burp. E buon week end!







mercoledì 13 giugno 2012

GELATO GIUSTO


DOVE: Via San Gregorio, 17 – Lima/Porta Venezia, tel. 02 29510284

QUANTO: cono/coppetta da 2,20 euro

PER: tutti  

DA PROVARE: la stracciatella


Il Gelato Giusto è davvero giustissimo. E ora che arriva l’estate è giusto anche a pranzo, in alternativa alla solita insalata. Ovviamente questo vale per tutti ma non per noi, che abbiamo un appetito incommensurabile.
Noi il gelato giusto lo prendiamo per merenda. Ci siamo iscritti anche al gruppo facebook e seguiamo con trepidazione la nascita dei nuovi gusti, come fossero nipotini primogeniti ed eredi al trono. Ogni tanto addirittura telefoniamo per sapere quali sono i gusti del giorno, visto che non sempre sono scritti nella pagina fb.
Qualcuno che vada a prenderlo lo si trova sempre, anche perché si guadagnano quei quindici minuti d’aria fuori dalle mura dell’ufficio. Il problema spesso è la raccolta soldi, ma vabbè.

Già all’inizio di via San Gregorio si adocchia la vacca pezzata in lontananza, e il cuore si riempie di gioia, gioia purissima che nemmeno Messner deve aver mai provato. Innanzitutto quella mucca è davvero bella, anche quando troneggia sui sacchetti trasparenti, e poi è garanzia di gelato buono, fatto con latte fresco, frutta di stagione e dove possibile con ingredienti a kilometro zero. Quello che se porti alle cene di sicuro non fai brutta figura.

In ufficio ci dividiamo tra tradizionalisti oltranzisti (nocciola & pistacchio, limone & fragola, cioccolato & crema), sperimentatori (ricotta albicocca e amaretti, lime e zenzero, riassunto di primavera, earl grey e altri te in collaborazione con la Teiera Eclettica) e fruttariani (solo sorbetti di frutta rigorosamente senza latte).
Il gelato parla da solo, quindi non abbiamo molto da aggiungere se non che il locale è piccolino ma molto curato, con le mattonelline come in un hammam di Istanbul. Una volta potevate anche sedervi sulla panca lì fuori, quest’anno ancora non c’è, ma via Benedetto Marcello offre panchine, alberi e una fontanella. Oltre al gelato potete scegliere la cioccolata d’inverno, granite e frappè d’estate. I gusti classici sono i più amati, in particolare la stracciatella è davvero squisita, ma io sono una grande fan anche del sorbetto al cocco, del lampone e del fu zenzero e cannella (quest’anno non l’ho ancora mai trovato). Il cono è buono e croccante – è finita l’epoca delle cialde in pvc! – però meno capiente della coppetta.
Il gelato viene servito con cura, ogni tanto con un sorriso e potete anche assaggiare un cucchiaino di qualche gusto per chiarirvi le idee. Ricordo di aver azzardato una volta il basilico, che sapeva esattamente di linguine al pesto congelate (quindi decisamente riuscito) e il riassunto di primavera, gusto dal nome decisamente poetico che mi ricordava il geranio che mi spruzzavo da piccola contro le zanzare. Detto queste avrete capito che appartengo allo schieramento dei tradizionalisti.
La cosa peggiore è che il lunedì è chiuso. Noi ce ne dimentichiamo spesso e ci mortifichiamo tornando a mani vuote. Non basta che sia lunedì, è pure un lunedì senza merenda.
Se siete in zona andate al Gelato Giusto, non ve ne pentirete proprio!



martedì 12 giugno 2012

BRICKOVEN


DOVE: Via Tadino 9 (MM Porta Venezia), ma a Milano ne trovate altri tre, tel. 0220404914

QUANTO: menu 9 o 10 euro (compresi acqua o bibita o birra piccola e caffè)

PER: punirsi

DA PROVARE: Niente. Oppure la pizza, che noi non abbiamo provato, quindi potrebbe rivelarsi commestibile.

Il Brickoven ti accoglie con la sua porta di vetro, un po' scura. Poi entri, e trovi tre sale. La prima, ha le sembianze di una steakhouse tutto sommato rispettabile; la seconda è un corridoio, la terza una saletta che ti regala una tristezza desolante. Oltre alle finestre, che non sono propriamente finestre ma vetri spessi e smerigliati, troverete, in un angolo, una mensola decontestualizzata con sopra alcune bottiglie di amaro e, incastonate nella parete, altre due mensole ospitanti alcune bottiglie di vino, molto distanti l'una dall'altra e sconosciute. Lì per caso, come noi del resto, ma purtroppo, a differenza nostra, costrette a rimanerci per l'eternità.

Benvenuti al Brickoven, un posto in cui non entrerete più. Pare che le pizze, oblunghe, molto sottili e servite su dei taglieri di legno, non siano male. Questo è ciò che abbiamo trovato in rete. Per cui, su di loro, non esprimeremo giudizi, non avendole assaggiate. Ma i piatti del menù, gesù santo, lasciateli perdere. Potete scegliere tra due tipi di menu: in uno troverete un piatto con un primo, un secondo e un contorno, tutti insieme, che se fossero buoni l'idea ci starebbe anche. L'altro è un unico piatto con contorno: oggi c'erano hamburger e patatine (preso, di bassa fattura, ma la cosa più inquietante è che all'hamburger mancava una sezione incredibilmente fedele a quella di un morso), pesce spada con purè e altro, che ho rimosso. Chi non ha preso l'hamburger si è buttato sui menu tris. Vorrei parlare del mio, perché è stato eletto il più orribile. Prevedeva: una crepe fredda con rucola, pomodorini e ricotta, degli straccetti di pollo pepe e limone e insalata mista. La crepe completamente immangiabile (e inspiegabilmente ripiena anche di formaggio grattugiato). Ma immangiabile di quell'immangiabile che se mandi giù poi piangi. Il pollo non sapeva di niente, ma era gelido e cosparso di olio di limone, l'insalata era un'insalata. Altre cose tremende trovate nei piatti: la pasta tonno olive (quella che cucinate in campeggio a confronto sarà da gambero rosso) e il temibile risotto al prosciutto. 

Tutti abbiamo avanzato qualcosa, e credeteci, qualcuno di noi mangia anche i sassi. Spesa, dieci euro a testa. Come prenderli e buttarli nel water e stare lì, finché il suono dello sciacquone non si è estinto. La cosa preoccupante è che il locale non era vuoto e non tutti mangiavano pizza. Ma era palese: non c'erano facce felici, quanto piuttosto, rassegnate.

Pagate e uscite. La porta di vetro si chiude alle vostre spalle, fino a farvi notare quello che avevate snobbato prima di entrare. Brickoven, c'è scritto, e sotto, la qualità è un segno di rispetto. Be, messa così, sto pranzo è stato un bel vaffanculo.

lunedì 11 giugno 2012

HAYASHI


DOVE: Via G. Fara 4 (MM Centrale, MM Gioia), tel. 0289054083

QUANTO: menu da 7 a 16 euro (acqua esclusa)

PER: Un sushi silenzioso, buono ed economico

DA PROVARE: i menu sono tutti ok, sarà il vostro stomaco a guidarvi

Rieccoci, ancora una volta, a parlare di sushi. Ce ne sono moltissimi qui attorno, per cui non possiamo che sperimentare. Posto che i veri giappo stanno ad altri prezzi, noi potremmo definirci un po' delle nutrie da sushi. Sgusciamo dall'ufficio come i toponi dalla Martesana e andiamo. Poi se ci trattano bene, torniamo. I sushi appartenenti alla fascia di prezzo che possiamo permetterci sono un bel po', e spesso si somigliano. Ma non sono tutti uguali.

Per esempio, oggi siamo stati da Hayashi e siamo stati contenti, quindi, ci rivedranno. Hayashi ha un grande merito, quello di essere un locale molto piccolo e, di conseguenza poco rumoroso. Questo prima che arrivassimo noi, che come al solito con immensa grazia l'abbiamo reso un buon compromesso tra la mensa scolastica e il bar del centro sportivo. I coperti saranno una trentina, quindi vi conviene prenotare. Il luogo è adatto anche per una pausa pranzo romantica, ovviamente se non siamo nei paraggi. 

L'altro grande (immenso) plus di Hayashi è il prezzo. I menu, che come ogni menu comprendono zuppasimiso, risobianco, piattodalghette (buonissime), insalatatuttofare, sono economici e saziano. Un menu sushi mix, che solitamente si aggira attorno agli 11/12 euro, qui viene 9, per dire. Sulla qualità e il gusto del pesce crudo non c'è nulla da obiettare. Insomma: aprirete la bocca solo per ingozzarvi. Terzo (piùcheimmenso) plus è la quantità, che si riscontra soprattutto nei piatti alla griglia (solitamente serviti in rachitici pezzi). Provate il Sake Teriyaki (salmone grigliato), perché è davvero squisito. Tra i vari maki/nigiri/roll e compagniabella ci sentiamo di consigliarvi una porcata spaziale: si chiamano Ebiten Uramaki, contengono gambero fritto, ketchup, maionese e sono ricoperti da fili di frittura a mò di micropatatine fritte. Un'esperienza se siete pionieri del trash food. 
Cos'altro possiamo dirvi? Ah sì, il servizio è efficiente, ma soprattutto velocissimo. Poi che è anche un take away, e che fa consegne a domicilio e quindi anche in ufficio (02.89054083). Inoltre Hayashi accetta qualunque tipo di buono pasto, anche la sera! 

Siamo stati troppo buoni? A presto!



Frizzifrizzi per Doveandiamoinpausapranzo





E così siamo finiti su Frizzifrizzi. Va be, Frizzifrizzi non ha bisogno di alcuna presentazione, ma se qualcuno di voi non lo conoscesse, deve rimediare assolutamente. Ogni giorno c'è qualcosa di interessante da leggere e,insomma, è gente che fa bene. Per cui il fatto che oggi abbia parlato di noi ci riempie di orgoglio. Li ringraziamo assai e ci accingiamo a lasciare le nostre scrivanie. In fondo è l'una. Indovinate dove andiamo? 


L'articolo lo trovate qui.



giovedì 7 giugno 2012

VISCONTI bakery&food


DOVE: via Caretto, 4 – Repubblica/Centrale, tel. 0266985758

QUANTO: una portata 13 euro, due portate 19 euro

PER: pettinati

DA PROVARE: l’hamburger

In generale odio le premesse, preferisco scoprire le cose da me, anche nei libri, se mi decido a leggerle è solo alla fine. In questo caso però è davvero necessaria. Siamo stati al Visconti bakery&food attirati dalla novità – ha aperto da pochissimo – però non del tutto consci di dove ci stavamo cacciando. Quindi appena ci siamo resi conto dell’errore commesso – è un posto assolutamente overbudget – ci siamo lanciati nell’hamburger come strada safe e non abbiamo provato altro.

L’ingresso non è solenne, sembra un bakery curato, ma è solo pochi metri più in là che il locale si apre in tutta la sua pretenziosità: soffitti alti, pareti in mattoncini rossi, lampadari neri e vista su cortile interno con tanto di fiori. Penserete di essere nell’Upper East Side, invece siete a due passi da via Pisani, va così.
I camerieri vestiti in total black ci hanno accolto e accompagnato a un tavolo, procurando una sedia in più per la borsa di ciascuna delle donzelle presenti e invitandoci a deporla lì. Ci ha versato l’acqua naturalmente naturale o decisamente frizzante (compresa nel prezzo), servendo sempre prima il gentilsesso.

Il menu pranzo era abbastanza vasto (antipasti, primi, secondi, insalate & hamburger), ma noi per paura di dover rimanere e lavare i piatti per il resto della settimana abbiamo optato per l’hamburger, presente in tre differenti varianti, tutte con ketchup di carote e mayonese senapata.
La scelta era tra Tuna (tonno rosso, salsa di peperoni, germogli di soia e tapenade di olive), Visconti burger (Fassona piemontese, insalata, pomodori secchi e formaggio) e il Chicken burger (pollo impanato, pomodori secchi, formaggio, insalata croccante e mayonese al curry). Li abbiamo provati tutti. Qui per la prima volta sono sorti pareri discordanti.
C’è chi ha apprezzato la qualità degli ingredienti, lodato gli abbinamenti e l’abbondanza, e poi ci sono io che ho scoperto che il mio pollo al centro era totalmente crudo, che ho quindi dovuto mangiare da sola quando tutti avevano finito e che ho trovato la mayonese (da me tanto schifata) nel mio secondo burger riparatore. Il panino sostitutivo mi è arrivato con le scuse dello chef, che in verità mi osservava con sguardo di sfida dalla cucina a vetri e se la ghignava, forse sapendo che nelle ultime 12 ore avevo già ricevuto 3 pacchi colossali. Le patatine però mi sono arrivate due volte.
Avendo letto che il caffè era compreso nei 13 euro, non ce lo siamo lasciati sfuggire. È un caffè in fondo e siamo in Italia, potrà mai fare schifo? La risposta è sì. Innanzitutto non supera i 6mm di profondità – non riuscirebbe ad annegarci dentro nemmeno un moscerino – e non è nemmeno buono, però è servito con dei biscottini burrosi che non sono niente male.
Dovrete pagare al tavolo, se vi alzate pensando di andare alla cassa sarete scambiati per dei fuggitivi, ma c’è una buona notizia: accettano i buoni.
La proprietaria, probabilmente un ex-sciatrice professionista sempre munita di scarpe da running in sala, vi chiederà se volete compilare un questionario di gradimento – questo prima di vedere il conto – al quale noi non ci siamo sottratti. La media è stata un tre pallini su cinque, ma giusto perché ci sentivamo davvero magnanimi. Non credo ritorneremo, intanto continuo a riascoltare “figli degli hamburger”, chissà se aiuterà la digestione.






mercoledì 6 giugno 2012

TAIWAN


DOVE: Via Adda 10 (MM Gioia), tel. 026702488

QUANTO: menu pranzo da 7 a 10 euro (esclusi acqua e caffè)

PER: Un cinese diverso, infatti è taiwanese

DA PROVARE: componetevi un menu e buon appetito!

Ci hanno consigliato questo posto stamattina alle undici. All'una e cinque stavamo sotto la sua insegna rossa, un po' dozzinale, che inganna, anche perché prima del Taiwan troverete un enorme cinese molto hi-tech, del quale non sappiamo nulla (per ora). Comunque vi diciamo fin da subito: entrate al Taiwan, perché secondo noi non vi deluderà.

L'ambiente non è gigantesco, ma ha comunque tre sale. Ha poco a che vedere con i classici ristoranti cinesi, sia per quanto riguarda l'arredamento, che per la cucina. Non a caso Taiwan è taiwanese, e Lapalisse sarebbe fierissimo di noi. Vi faranno accomodare a un tavolo a caso, quindi vi porteranno i menu. Potete scegliere, chiaramente, tra quello a la carte e il menu fisso. Ovvio che ci siamo buttati su quest'ultimo, come sempre accade quando è presente. Un'altra cosa da precisare: al Taiwan l'aria non puzza di fritto, ma un po' di zenzero, un po' di basilico, un po' di chissà che. Soprattutto di basilico. In nessuno dei nostri piatti abbiamo trovato basilico, quindi non escludiamo che potesse trattarsi di un profumo per ambiente. Ma no dai ragazzi, non scherziamo.

Ma ora parliamo di cibo, visto che siamo qui per questo. Ci sono tre tipi di menu fisso tra cui scegliere: light (si chiama proprio così), carne e pesce. Rispettivamente 7, 9 e 10 euro. Il light prevede un'insalata, un antipasto (involtini vietnamiti, o ravioli o pane ripieno) e un piatto tra riso, spaghetti di soia, ramen, gnocchi cinesi ecc. Gli antipasti non hanno nulla a che vedere con i fritti seriali tipicamente milanocinesi: sono tutti fatti a mano e leggerissimi. Gli altri due menu prevedono: zuppa, involtino, e il piatto che ha sia riso che il secondo che sceglierete. I gamberi sale e pepe non erano niente male, ma anche il maiale in agrodolce si difendeva. All'interno del piatto troneggiava anche una grossa rondella di zucchina riempita di qualcosa che ancora non abbiamo compreso, forse salmone. L'abbiamo mangiata senza porsi troppe domande.

Veniamo al personale. Molto disponibile e gentile. I camerieri probabilmente sono divisi per conoscenza della lingua italiana. Quello che ti accoglie parla un italiano perfetto, quello che ti porta il vassoio un italiano imperfetto e quello che sparecchia sa dire solo caffè. Visto che nei nostri menu da 9 e 10 euro erano previsti dolce o frutta, abbiamo chiesto appunto quale dolce ci fosse e quale fosse la frutta. Lui ci ha risposto: dolcefruttananas e ci ha portato un cubetto di torta che probabilmente racchiudeva il fabbisogno calorico di tutta la giornata. Torta all'ananas forse? È andata giù e tanti saluti.

Un'ultima precisazione. I piatti inizialmente non appaiono abbondanti, ma non lasciatevi ingannare: riempiono parecchio. Per quanto riguarda la digestione, poi, tutto bene. Rutti a parte.

martedì 5 giugno 2012

PAVÉ


DOVE: via Felice Casati, 27 – Porta Venezia, tel. 02 94392259

QUANTO: panini 5 euro/ insalata 6,50 euro

PER: hipster inside

DA PROVARE: i dolcini, che sono buonissimi



Volevamo restare a casa, invece siamo andati al Pavé.
È arrivato il caldo e con lui anche un po’ di inappetenza, così ci siamo detti che un’insalata era l’ideale e il nuovo laboratorio pasticceria (a due passi dall’ufficio) era assolutamente da provare.
L’avevamo visto per caso una domenica in orario di aperitivo, forse proprio la domenica d’apertura, traboccava gente sui marciapiedi vicini al pari del mio cesto della biancheria nel fine settimana. Pochi giorni dopo ci hanno portato per merenda i suoi biscotti nell’elegante pack trasparente – al caramello, con le gocce di cioccolato e alla nocciola. Buonissimi!
Inoltre tutti i possessori di Ray-ban pieghevoli c’erano già stati, e avevano approvato. Non potevamo più rimandare.

Al Pavé è tutto sceltissimo e selezionatissimo, dagli ingredienti – la farina macinata a pietra, la vaniglia tahiti, il lardo di Colonnata & Co – alle sedie retrò. E tutto di gusto, dalle mousse alla credenza, dai panini all’immagine coordinata. In tutta questa bellezza non si capisce come sopravviva l’acqua minerale Vera, che mi ricorda la mia città natale e qualche partita allo stadio, ma che è assolutamente imbevibile, per cui prendetela frizzante, le bollicine aiutano.

Gli orologi sono fermi, perché i proprietari vogliono provare a fermare il tempo. Hanno costruito uno spazio, non un locale, e vogliono farvi sentire a casa. Questa per fortuna è una mera illusione perché se foste veramente a casa vostra avreste tirato fuori dal frigo il gelato Carte d’or e infarcito la briosce plasticosa in busta (che rimane plasticosa anche fuori dalla busta), scolato del succo dai colori fluo che tanto vanno quest’anno e indossato una maglietta con dei dolcissimi animaletti. Quindi no, per fortuna siete al Pavé.

Noi siamo arrivati alle 13.05 e c’era stranamente posto, il locale si è riempito nei 15 minuti successivi. Si sceglie prima dal menu poggiato sulla vetrina – la sua finezza me lo fa subito associare agli ultimi romanzi di De Luca – e si paga prima.
La scelta è tra 3 insalate (6,5 euro), abbinamenti molto raffinati come insalata, cipolla rossa, mozzarella e uvetta o pomodori secchi, insalata, sesamo e quartirolo. Il tutto accompagnato da crostini e condito con una delle tre salse proposte (vinaigrette, acciughe o basilico). Oppure taglieri di salumi (9 euro) e panini (5 euro), con il pane prodotto da loro e lasciato lievitare 8 ore. Ecco alcune farciture: lardo & burro, magro di parma e crescenza, composta di mele, taleggio e noci.

Noi ci siamo lanciati sulle insalate. Buone, ma talmente light che non vengono accompagnate da pane (sì, ci sono i crostini però…) e nemmeno da ulteriore condimento (forse bastava chiedere!).


Volevamo prendere il caffè, ma le bustine di zucchero “rojto” hanno monopolizzato la discussione. In rilassatezza ci siamo alzati, abbiamo sistemato le sedie e siamo andati a finire il pranzo in gelateria. Non eravamo sazi, ma felici di aver trovato un angolino piacevole di Milano un posto perfetto per le colazioni.
I nostri amati Sodexo ancora una volta non ci sono stati d’aiuto – non accettano alcun tipo di buoni, ma hanno assicurato che si stanno muovendo al riguardo – e quando li abbiamo nominati c’è stata rivolta un’occhiata comprensiva di quelle che si riservano solo ai pazzi. Finisce sempre così.