giovedì 29 marzo 2012

MITSUI SUSHI BAR




DOVE: Via San Gregorio 11 (mm Lima, mm Porta Venezia), Via Farini 4 (mm Garibaldi), tel. 0245488205

QUANTO: menu mezzogiorno dai 7 ai 13 euro

PER: un sushi un po' scorbutico

DA PROVARE: un pranzo nella cripta

Quando si parla di sushi, il nostro ufficio è sempre diviso tra: chi odia il sushi, chi non intende mettere piedi al Minami (i soliti guastafeste) e chi, inspiegabilmente, venera il Mitsui. Io sono e resterò sempre sostenitrice del cinesissimo pesce crudo Minami e scrivere una recensione per il Mitsui un po' mi turba. Sì, insomma, Beatles o Rolling Stones? Socrate o Platone? Mamma o papà? 


Benvenuti al Mitsui: vi accoglieranno le facce tirate di chiunque lavori lì dentro. Cinesi? Giapponesi? Va a saperlo, ma in fondo, a questo punto, chissenefrega. Qualcuno vocifera siano molto cattivi, qualcun altro che abbiano preso il peggio del milanese medio, qualcun altro ancora, come al solito, non esprime alcun giudizio. Io dico, se dobbiamo andarci, ecco andiamoci.

L'ambiente è piuttosto lugubre. Quasi completamente nero e con un'illuminazione tutta sua, per vivere la vera esperienza Mitsui dovrete finire nella cripta. La chiamiamo così esclusivamente per la totale assenza di luce: non preoccupatevi, sottoterra, lì dentro, finirà solo il vostro umore. Sentitevi speciali (ci stanno solo tre tavolini), ma ricordate di avvicinare il naso al piatto se volete sapere cosa state per fagocitare. Da lì in poi, buon appetito.

Va detto: il sushi del Mitsui non è niente male. A mezzogiorno vi consigliamo di scegliere uno tra i menu proposti. Oltre a una portata principale (diversi tipi di sushi/maki/sashimi eccetera, pollo fritto, pesce alla griglia, tempyra, yaki udon, risoechissacosa) prevede un'insalatina molto saporita (per favore, se lo scoprite, diteci cos'è quella cosa arancione e umidiccia grattugiata sopra), una ciotola di riso bianco (due grammi circa), una zuppa di miso, il piattino del giorno (giusto un boccone) e una bottiglietta d'acqua. Se avete fame prendete uno dei più costosi (arrivano a un massimo di 13 euro), perché i nostri amici con le porzioni non sono generosi. Il servizio non è velocissimo, ma nemmeno eterno. 

Alla cassa pagate pure con i vostri buoni (dovrebbero accettarli tutti), salutate educatamente (senza ottenere risposta) e rubate una manciata di caramelle tuttifrutti senza nessun rimorso. Ah, quasi dimenticavo: ora che fa caldo potrete gustare il vostro pranzo all'aperto: Mitsui infatti ha alcuni tavolini che danno su San Gregorio. Non ci crederete, ma il monossido di carbonio col sushi sta benissimo.

mercoledì 21 marzo 2012

LA PICCOLA ISCHIA

DOVE: Via G.B. Morgagni, 7 (mm Lima), tel. 022047613

QUANTO: da 7 euro

PER: napulicchi doc.

DA PROVARE: la pizza e i frittini


È estate ma avete nostalgia del presepe, del ponte dell’Immacolata passato a tormentare vostro padre perché anche voi volevate la cascatella di fianco alla capanna di Gesù. E poi le pecore fatte di cotone, il muschio raccolto nel bosco e la stella cometa che fa saltare i tappi mentre vostra madre cucina l’arrosto.
C’è un solo modo per farvi passare questi ricordi agrodolci, soprattutto se vi è pure venuta voglia di pizza: andare alla Piccola Ischia.
Entrateci e vi sentirete parte di un presepe napoletano ambientato per le chiassose vie di Ischia. Paffute e rubiconde matrone stendono i panni sopra di voi – ma non temete per le briciole, quelle non ci sono, nemmeno sul vostro piatto! – un apecar passa a fianco al pergolato di vite che mostra una veduta mozzafiato del Golfo. Il tutto in cartapesta dalle tinte sgargiante. E Maradona…

Accomodatevi. A noi spesso riservano il tavolo tondo, che complica il gioco di incastri. Abbiamo scritto riservano perché è meglio prenotare, sia a pranzo che a cena questo posto è davvero gremito. Forse è una strategia per rendere al meglio la verace atmosfera napoletana, fatto sta che se non volete aspettare una mezz’ora buona vi conviene segnarvi questo numero: 02/2047613.
Se state attenti al momento di varcare la soglia potete scorgere vicino alla cassa una lavagnetta con i piatti del giorno, è la vostra unica occasione perché poi alzarvi sarà impossibile.
Il cameriere – il fato deciderà se assegnarvi il giapponese scorbutico o il pelato marpione – arriva subito con i menu e con il blocchetto per gli ordini e una bic nera.
Il resto fatelo voi. Contate il numero di Coca Cole per alzata di mano e scrivete quante margherite. Tanto poi c’è sempre qualche indeciso che minerà alla comprensibilità del vostro ordine.
- “No, no, io prendo quella con la salsiccia e le cime di rapa!”
- “Anzi. No dai meglio stare più leggeri, margherita sì”.
La sagra delle cancellature.

La Piccola Ischia è a misura di ogni fame. Infatti le pizze hanno tre dimensioni: piccola, media e grande. Qui lo stomaco è come i cani di razza, ha una taglia anche lui.
La pizza non è l’unica chance, ma sappiate che è la scelta migliore, perché gli gnocchi alla sorrentina sarebbe più dignitoso chiamarli gnocchi affogati nella passata, idem la pasta al sugo, l’insalata è per diete da 150 kilocalorie, mentre i panini…chissà, non li abbiamo mai considerati.
Gli antipastini invece sono uno spettacolo, il trionfo dell’olio fritto, altrimenti perché chiamarle sfiziosità: Patatine, crocchette, fiori di zucca, montanara, arancini.
La pizza è la vera specialità, forse qualche volta un po’ troppo salata e – la piccola è davvero minuscola – molto napoletana. Buona e onesta. Infatti parte dai 2 euro e mediamente si aggira sui 5. Vi sazierà, ma vi costringerà a passare il pomeriggio vicino al distributore dell’acqua.
Concludete la vostra pausa pranzo con limoncello e caffè, ma trascurate i dolci, saranno superflui. Come regalare una bicicletta a un pesce.

Ps Quella di via Morgagni è solo una delle quattro Piccola Ischia di Milano. Vi va una caccia al tesoro? Cercatele.

venerdì 16 marzo 2012

MILANOIZE feat Doveandiamoinpausapranzo



Oggi Milanoize, che è un sito che vi consigliamo di visitare qualora vi andasse di fare qualcosa a Milano (a qualunque ora del giorno e della notte), ha parlato del nostro blog! Non solo, a breve troverete anche lì alcune delle nostre recensioni! 


L'intento del loro progetto è nobile: "Milanoize", scrivono nella pagina di presentazione,  "si pone la prerogativa di offrire una nuova dimensione di eventi a basso costo, affinché tutti possano partecipare a una serata senza spendere un occhio della testa".


Che sia una serata, una pausa pranzo o qualunque altra cosa, degli squattrinati come noi non possono che condividere. E visto che di tasche vuote è pieno il mondo (e molte bazzicano sulla nostra pagina), vi invitiamo a condividere. In fondo il peggio che possa succederci è un'indigestione. 


qui trovate l'articolo.


Buon week end a tutti. Mi raccomando, per un paio di giorni pause e basta.









TRATTORIA CINESE HUA CHENG

DOVE: Via Giordano Bruno, 13  (zona Sarpi/Sempione), tel. 02 3451613

QUANTO: poco, pochissimo.

PER: veri “bacchettoni”.

DA PROVARE: la pasta fresca con gamberi è davvero buonissima.


Alla trattoria cinese l’indigestione costa al massimo sette euro. Ma anche meno.
Un involtino primavera, un piatto di pasta fresca e un qualsivoglia secondo ed è fatta. Capite da ciò che le porzioni sono davvero giga.
Qui lavorano come cinesi, aprono alle 11 e vanno avanti a friggere fino a mezzanotte passata, nessun giorno di chiusura. Insomma sono pronti a soddisfare i vostri languorini in qualunque momento. Suggeriamo quindi pause pranzo in orario gallinaceo o spagnolo perché il locale ha solo una trentina di coperti.

C’è da dire che il vostro pranzo si consumerà in fretta. Due minuti per ordinare, due minuti per iniziare a ricevere le ordinazioni, non molto di più per mangiare, perché se c’è qualcuno che aspetta vi arriverà il conto prima che l’abbiate chiesto. Vi sveliamo però un trucco per riuscire a rimanere seduti tutto il tempo che vi occorre: ordinate.
Quando la tensione si fa alta e vi sentite quattro coppie di occhi cinesi addosso non poggiate le bacchette, chiedete nuovamente il menu di ecopelle con ideogrammi argentati in rilievo e ordinate. Ancora un riso cantonese. Ancora un vitello con cipollotti e zenzero. Ancora spaghetti di patate dolci. Ancora, ancora, ancora.
E ricordatevi che non lo fate per mangiare ancora – quasi sicuramente sarete già sazi e con il desiderio di non alzarvi mai più, figuriamoci di lavorare – quindi ordinate le pietanze più cheap: involtini, ravioli, riso se non ci sono i gamberi ve la cavate con al massimo due euro e cinquanta.
Il menu consta di quasi duecento piatti, quindi avete l’imbarazzo della scelta. Imbarazzo vero, perché tra le opzioni ci sono anche meduse, rane, lumachini, il temibile pesce giallo e le cicale. Quest’ultime però non abbiamo ancora capito quando sono di stagione perché non siamo mai riuscite a ordinarle, ci hanno sempre detto che non c’erano.

Tornateci alla trattoria cinese, un po’ perché crea dipendenza, un po’ per vedere se alla cinquantesima visita stagionale la padrona (quella sui cinquanta con un caschetto nero) continuerà a non riconoscervi e a trattarvi con ruvidezza estrema.
Da notare che questo posto è stato citato dal National Geographic come l’ultimo baluardo del matriarcalismo, qui è la donna che comanda e lo fa lanciando sguardi sghembi e urlando in cinese wenzhounese. A Milano tutti i cinesi vengono da Wenzou.
Questo stanzino di 25 metri quadri è il suo regno, i soffitti barocchi e monumentali, dove il rosa e l’argento trovano la loro massima espressione, sono il suo cielo. Dirige tutto dalla cassa un po’ vigile all’incrocio, un po’ arbitro della pallavolo.
L’ambiente l’ha voluto così: scarno e popolare, potrebbe sembrare una normale trattoria se non fosse per le tovagliette plastificate con immagini d’arte cinese, per le bacchette che magari fossero monouso! E bè, per gli occhi a mandorla, proprio come il loro ottimo pollo.
Non aspettatevi forchette, se volete le posate dovrete subire l’onta di chiederle.

Ma in fondo è giusto soffrire un po’: Hua Cheng è il miglior ristorante cinese di Milano.



giovedì 15 marzo 2012

USMAN


DOVE: Via Panfilo Castaldi, 27 (mm Porta Venezia, mm Palestro), tel. 02 89697228

QUANTO: a partire da 2,50 euro

PER: chi non vuole nemmeno sentir parlare di budget

DA PROVARE: il kebab


Da Usman ci si capita spesso a fine mese, quando i buoni pasto sono ormai un ricordo.
Tanto qui i Sodexo sono discriminati (alcuni altri tipi di buono pasto però vengono accettati), ma non entrate con disapprovazione e ostilità, la loro non è una scelta razzista e il conto vi sarà amico. Non sarà per nulla salato, anzi quasi dolce.
Dueuroecinquanta per un kebab riempitivo e al contempo abbastanza digeribile.
Potete mangiarlo comodamente seduti senza alcun sovrapprezzo e guardandovi le ultime news, perché sopra le vostre teste troneggia un tv color lcd a mila pollici.
Noi ci siamo andati quando Rai News 24 trasmetteva la Costa Concordia in ogni sua inclinazione. Addurremo a questo la tipica sensazione del mal di mare che ci ha accompagnato per il resto del pomeriggio.

Il kebab non è niente male. Addentarlo senza sporcarvi è un po’ un’impresa, ma i due manager incravattati seduti di fianco a noi ci sono riusciti. In fondo loro mettevano a rischio una camicia bianca di Moschino, noi al massimo una felpa della Carhartt.
La verdura abbonda, la carne anche di più. Tant’è che forse ne vorrete togliere un boccone.
Il vero segreto per non perdere pezzi preziosi è non srotolare tutta la carta, procedere con accortezza come se steste per affrontare il ghiaione delle tre cime di Lavaredo.
Più o meno al sesto boccone troverete una sorpresa: la patatina fritta. Vi accompagnerà per pochi bocconi, però d’ora in avanti l’attenderete come i Geova aspettano il loro Messia.
Se eliminate la cipolla o le salse aumenterete le vostre possibilità statistiche di digerire, quindi valutate questa opzione se avete in agenda un pomeriggio pesante o di declamazioni.

Usman è pur sempre un “ristorante” indiano, quindi lanciatevi nella sperimentazione delle specialità amate da Gandhi tra uno sciopero della fame e l'altro. Vi aspetteranno tre scelte di riso – bianco classico, zafferano e riso pulao (con i ceci) – e quattro o cinque specialità per accompagnarlo – pollo o agnello al curry, pollo allo yogurt, chicken tikka, patate e zucchine in rosso.
Le porzioni sono abbastanza abbondanti, il costo modico, infatti non supera i 6 euro, acqua compresa.
I veri temerari però devono spingersi nell’assaggio degli antipastini, venduti al pezzo: samosa, alu ki tikka e dahi bara. Tutte polpettine più o meno fritte. Alcune lasciate sedimentare in vetrina per giorni, perché non è davvero possibile che il sapore di verdura rancida fosse voluto.
I dolcini rimangono territorio inesplorato che ben si abbina alla florida fauna che popola il luogo. Nonostante le nubi di fumo di dubbia provenienza, spesso sono state avvistate scolaresche di sedicenni urlanti, affetti da acne giovanile, quindi non puntate su Usman per una pausa pranzo romantica, è più indicato per il freakwatching.

Ps cercando qualche immagine da postare, alcune fonti ci suggeriscono che Usman è un ristorante turco e non indiano. Indo-turco magari? Da andarci, fosse solo per svelare l'arcano.

mercoledì 14 marzo 2012

Cosebelle per Doveandiamoinpausapranzo

Ciao lettori e mangiatori. Oggi ci è successa una cosa felice.

Cosebelle Magazine ha scritto un articolo su di noi e sul nostro blog. Inutile dire quanto siamo fieri di tutto ciò. Ringraziamo allora Cosebelle e vi invitiamo a dare un'occhiata al loro sito.
Perché non è che esiste solo il cibo!

Anche se... insomma... buona cena.


L'articolo lo trovate qui.

giovedì 8 marzo 2012

TRATTORIA SABBIONEDA

DOVE: Via Alessandro Tadino, 32 (mm Lima, mm Porta Venezia), tel. 0229521014

QUANTO: primi 6-10 euro, secondi 4-12 euro, contorni a partire da 2 euro.

PER: una pausa pranzo sacrosanta 

DA PROVARE: Fettuccine alla casalinga, coniglio alla ligure, brasato con polenta, ossobuco, eccetera. 

Innanzitutto: auguri a Gerardo. Così recita il menù di oggi, che è sempre un menù del giorno, nel senso che lo stampano quotidianamente e con tanto amore, ma spessissimo l'unica differenza rispetto al giorno precedente è il santo da festeggiare.

Poi: benvenuti da Sabbioneda! Luogo di mangiate e celebrità. Non lasciatevi intimidire dall'apparente rudezza della proprietaria: non è cattiva, è decisa, come tutti i suoi piatti. E non dimenticate di dare un'occhiata alla cucina, che troverete in fondo alla seconda sala, dritti davanti a voi. Il cuoco è un Hulk Hogan ancora in perfetta forma, fiero della sua Harley e amante di un'America che non c'è più, fatta di aquile, indiani, enormi arazzi di cuoio e raduni di bikers. Cosa da veri duri, capito hipsterini dell'Isola?

Sabbioneda: noi ci andiamo quando abbiamo una gran fame, e quando ci va di festeggiare qualcosa. E anche quando non sappiamo dove altro andare, quando il blocchetto dei buoni è intonso, quando fuori fa freddo, ma anche quando farà più caldo. Perché un paio di volte al mese non si scappa, non si può stare troppo tempo lontani dai finti mattoni in carta adesiva incollati alla parete, dai quadri, dalle cornici con le foto dei vip. Sì, perché in pausa pranzo, da Sabbioneda trovi anche chi in pausa pranzo non ci va. Oggi, per esempio, un bellissimo cocker bianco anticipava una Victoria Cabello in tutta la sciatteria dei giorni comuni. Qualche tempo fa un gentile Capossela pranzava nella terza sala del locale, area che noi chiamiamo privè o sgabuzzino. E le succitate foto parlano chiaro: Ivana Spagna, Cristiano Malgioglio, Cordoba e chissà chi altro. 

Che dite, parliamo di cucina? Mangiate le fettuccine. Le porzioni di pasta sono titaniche. Mangiate i tortiglioni al ragù. Mangiate quello che vi pare è tutto buono. Vi vanno i maccheroni alle polpette? E allora sganciate un deca e scrofate (è l'unico primo che costa dieci euro, ok braccine corte?). Brasatino? Servito. Polpettone? Mica male. Ecco, i contorni potrebbero magari essere un poco più abbondanti (la porzione di fagiolini che oggi ci è arrivata in tavola probabilmente era per un elfo della sala accanto) e la costata con l'osso è buona ma non da sbavare. Però stiamo parlando di una pausa pranzo a Milano, mica del mondo dei sogni. Vi alzerete sazi e felici, promesso. 

Ecco, la cassa è un tasto dolente. La signora ha l'ansia da prestazione da buono pasto. Ve li fa staccare e fa un gran casino, però si mostra disinvolta. E poi divulga informazioni false del tipo: alzeranno tutti i buoni pasto! Ma in che senso? E lei, sì, li alzeranno: quelli da sette euro sono diventati da dieci. Va a capire cosa vuole dirci, forse ci sta aiutando in qualche modo. Questa signora bionda quasi anziana, bella, pasciuta, e un po' fuori dal mondo: non ha mai sentito parlare di scontrini, almeno in nostra presenza.

Andate da Sabbioneda. Se ve ne pentirete, prendetevela con loro (auguri).


lunedì 5 marzo 2012

KASHMIR

DOVE: Via Spallanzani 6 (mm Porta Venezia), tel. 02204 4734

QUANTO: si ragiona a partire dagli 8/10 euro

PER: un buon pranzo indiano a prezzi contenuti. O uno spuntino damblé

DA PROVARE: Chicken Tikka su tutti

A due passi da Porta Venezia ecco l'insegna giallosunero del Kashmir, ristorante indiano (poco ristorante) e take away. Di indiani in zona ce ne sono parecchi, ma io consiglio sempre il Kashmir, perché lo lego a eventi felici che non sto a raccontarvi. Ogni volta che ci entro, i bei ricordi riaffiorano come rutti dopo un riso Pulao. 

Ma entriamo nel vivo della questione. Il locale in sé non è niente di che. Tavolini scarni e sedie pure, abbastanza vicini l'uno all'altro, date le dimensioni ristrette della stanza. Alcuni poster alle pareti, qualche neon sparso qua e là e un'atmosfera vagamente bollywoodiana, senza però troppi fronzoli. A botte di trash avvicinatevi al bancone, che assomiglia molto a quello di certe macellerie di paese. E lì, scegliete. I piatti non sono moltissimi, ma sono ben preparati: riso pulao, riso bianco, riso e anacardi, molti tipi di verdure al curry o alla menta, i sempiterni roll e diversi tipi di pane indiano da accompagnare con mefistofeliche salsine.

Non sto nemmeno a girarci attorno: puntate immediatamente ai piatti tandori perché sono buonissimi. Ok, ok, per una porzione decente di Chicken tikka dovrete accendere un mutuo: 5 microbocconi a 5 euro, ma ragazzi, nessun euro è mai stato speso così bene. Il Chicken Tikka  ti si scioglie in bocca, ti rende felice, ha un sapore che commuove. Vorresti alzarti dal tavolo e urlare grazie amici del kashmir, grazie per sempre. Invece rimarrete seduti a godere in silenzio, sorseggiando un bicchierino di buon te (non dimenticatevi di ordinarlo, va giù a meraviglia).

Nessuno dei piatti presenti compete con quelli tandori. Il riso è buono, ok. Le verdure idem. Anche gli antipastini frittifritti non sono male. State attenti a un piatto: è verde e molto melmoso. Nessuno sa esattamente di cosa si tratti (forse spinaci?), ma inspiegabilmente lo prendono in molti. Forse contiene qualche sostanza psicotropa per buongustai. Noi ancora non ci siamo spinti a tanto.

Ma spingersi al Kashmir vi renderà fieri della vostra scelta.

venerdì 2 marzo 2012

DAL BAFFO

DOVE: Via Lecco, 3  (mm Porta Venezia), tel. 0229531076

QUANTO: non meno di 10 euro

PER: quando non vedete un futuro

DA PROVARE: gli antipasti a buffet


Il momento migliore per andare Dal Baffo è un soffocante mezzogiorno d’agosto.
Milano è vuota, i vostri colleghi sono in vacanza, i locali chiusi e il supermercato avrà finito le insalate in busta. Troverete pure i barboni in coda alla fontanella della piazzetta.
Però ci sono i giardini Palestro, quelli dove anche l’erba suda, perché tutta la gente si accalca solo nei 4 metri quadri di prato a lato del bar.
Sì, sono lì a un passo, ma è giusto quel passo in più che vi è precluso.
Ecco allora che da lontano vedrete i tavolini del ristorante pizzeria “Dal Baffo”, vi appariranno come un miraggio. L’ombra è garantita da grossi tendoni bordeaux, non ci sono le palme ma una verdeggiante pianta che sfugge alla classificazione latina.
Troverete posto senza prenotare, perché al massimo c’è il temuto piano meno uno che, oltre all’illuminazione a neon, vanta la vicinanza al cesso e vi permetterà di sperimentare l’invisibilità, perché i minuti passeranno senza che nessuno venga a chiedervi cosa desiderate mangiare.

Il menu è sempre uguale, pizze dai nomi consueti (come dimenticare la bufala da 9 euro), primi che accontentano tutti, anche i bambini in età prescolare, e secondi fuoribudget.
La vera incognita è l’antipasto a buffet, decidete voi. Puntare su di lui è quantomeno un modo per ravvivare il pasto con la sfida a chi riempie di più il piattino ovale.
L’evergreen non poteva che essere l’asparago verde fuoristagione. Attenti però ai sottoli, perché hanno la stessa capacità di contaminazione dell’uranio impoverito: anche il salame finirà per avere il sapore dei porcini. Quindi siate oculati anche negli accostamenti non solo nel dar forma alla vostra piramide.
Ora potete tornare a sedervi con i vostri commensali per scoprire che avranno servito come omaggio della casa le polpette di carne del giorno prima e la frittata agli avanzi che voi, di certo, non avanzerete.
Al vostro tavolo si sarà aggiunto anche un compagno fedele, la terrina di crostini all’aglio. Potete tentare in tutti i modi di allontanarla, vista la fiatella ignobile, ma si ripresenterà sempre al centro della vostra tavola. Non c’è soluzione dovete solo accettarla, resterà con voi tutto il giorno.

I camerieri – tutti con accenti che spaziano dal focoso sud del mondo al frigido est – vi decanteranno il menu del giorno, ma non li ascolterete, troppo intenti a controllare la vostra sudorazione e a difendervi dallo smog. Se vi presseranno nell’acme dell’indecisione potrete sempre rifugiarvi nell’insalata, certo costa dieci euro e la caprese è davvero composta solo da un pomodoro e una mozzarella fatti a fette.
Sarà un pasto mesto, staccherete due buoni, ma avrete la soddisfazione di stampare le vostre labbra sul tovagliolo di stoffa.

Per sempre.