mercoledì 30 novembre 2011

LA MADIA

DOVE: Via Lecco, 5. (mm Porta Venezia), tel. 0220401203

QUANTO: dipende da quanto pesa il tuo piatto. Mediamente 6-10 euro.

PER: non rimpiangere quando si abitava con mammina.

DA PROVARE: la parmigiana.

Un nome che ti riporta subito ad atmosfere passate di genuinità e corse nei campi, di grazielle senza freni e biscotti fatti in casa, di polenta e catechismo.
La Madia ci è sembrata subito un posto senza tempo, un’oasi nel deserto desolato delle nostre pause pranzo sempre uguali. Forse questa sensazione è stata accentuata dall’esserci passati davanti almeno 15 volte senza mai notare la sua esistenza. Non vi preoccupate per la nostra vista, è che la vetrina è piuttosto piccola e oscurata dal rigattiere lì a fianco con le sue bambole plasticose e le sculture metafisiche.
Il posto è effettivamente un buco, se siete più di due e volete mangiare all’orario canonico – tra le 13 e le 14 – assicuratevi di prenotare un tavolo. Se volete respirare la tipica atmosfera genuina prenotate per 7 e presentatevi in 5, il gestore sarà lieto di cambiare la vostra sistemazione.
Il locale ha di recente subito un pessimo restyling: non troverete più le tovagliette tirolesi ad accogliervi o i bicchieri da “ombre”, ma delle posate di plastica silver e dei piatti da sagra paesana. Non tutto è andato perso però, i piatti forti (gnocchi alla sorrentina, lasagne, spinaci, patate e quel contorno di verdure lesse che trovate tutti i giorni, forse perché non si è mai visto nessuno ordinarlo) ci sono sempre e sono ancora serviti con la stessa rilassatezza – leggi torpore – dal buon vecchio Gigi.
Noi non ci facciamo mai mancare la parmigiana di melanzane con il contorno di patate (bruciate!), zucchine e pomodorini, ma potrete scegliere tra un vasto assortimento di primi, secondi e contorni. Il venerdì è il giorno del pesce. Sì, alla Madia non vogliono fare dispetti a Gesù. Uno degli altri comandamenti su cui non sgarrano è onora il padre e la madre, andateci e capirete perché. Non c’è un prezzo fisso perché il tutto è venduto a peso quindi se volete risparmiare evitate i “cibi pesanti”. Il nostro consiglio è andarci in gruppo, adocchiare i piatti più appetitosi – che staranno sicuramente per finire – e urlare a gran voce che ne volete una porzione abbondante prima dei vostri commensali, così da lasciarli nella disperazione più totale perché gli avrete finito il cibo.
Non dimentichiamoci che anche qui accettano i Sodexo e danno il resto in contanti, che ci sono anche delle bottiglie di vino a partire dagli 8 euro e che i sughi in vasetto danno il diritto a un pacco di pasta in omaggio. 

Da provare.

ON THE GRILL

DOVE: via L. Palazzi 24 (mm Repubblica/ mm Porta Venezia), tel. 0229513568

QUANTOall you can eat  8-10 euro.

PER: chi credeva di aver visto tutto.

DA PROVARE: sushi alla mortadella.




Sono emozionata e allo stesso tempo spaventata. È passato circa un mese da quella pausa pranzo, ma il ricordo è nitido e il fatto che non si trovino foto del luogo, indicativo. On the grill di via Palazzi rimane impresso nella memoria, immortalarlo è pleonastico. Una volta digerito è tuo per sempre. Ci siamo imbattuti per caso in questo locale composto da tre grandi stanze, una delle quali abitata dal buffet. Abitata non è detto a caso: cercando tra le magnifiche pietanze che On the grill offre, non vi sarà difficile trovare qualcosa di vivo. 

Ci sono due tipi di menù a mezzogiorno: menù fisso e menù completo, nel senso che non si fa mancare nulla. La differenza sta nel fatto che il primo prevede esclusivamente il rancio del buffet, l'altro dà la possibilità di far grigliare qualche animale e metterselo nel piatto senza farsi domande. Noi abbiamo scelto tutti il menu fisso, perché siamo poveri e precari e l'idea di qualcosa di statico ci rassicura e rende felici come davanti alla calza dell'epifania. 

Nel buffet si trovano pietanze di ogni tipo: dalle lasagne al sushi, dai ravioli cinesi ai finocchi bolliti, dagli involtini primavera alla macedonia di sole mele. Il sushi merita una menzione speciale. Non vi sarà facile fidarvi, ma se temete un'intossicazione da pesce marcio sbagliate, almeno per quanto riguarda i California Maki. I California maki contengono infatti: mortadella che si finge salmone, cetriolo che si finge avocado, maionese che è se stessa e l'autenticità nel mondo contemporaneo si sa, è cosa rara.

Lasciatevi andare e riempite il piatto: è tutto di pessima qualità, ma difficilmente riderete tanto durante un pranzo con i vostri colleghi. Oltre ai soliti discorsi da pausa di mezzogiorno potrete giocare a Trova le differenze. Nella sala di sinistra rispetto all'entrata infatti, troverete una serie di quadri simili a coppie, tutti di tremenda fattura. Tutte nature morte. Aguzzate la vista e ammirate anche le magnifiche prospettive adottate dall'artista. 

Se volete ordinate un caffè, è fuori dal menu e potrebbe rivelarsi accettabile. Noi non l'abbiamo fatto per non rovinare tutto. Al momento di pagare ci si sente un poco sollevati, un poco tristi, come la sera del proprio compleanno. Il rientro in ufficio è drammatico, la pancia comincia a gonfiarsi alle quindici e si ferma solo verso l'ora di cena. "Ma tu stai bene?" è la domanda che vi farete l'un l'altro, confidando in una risposta affermativa. 

Mai più. Ma davvero mai.

martedì 29 novembre 2011

JUST INDIA

DOVE: Via Benedetto Marcello, 34 (mm Lima), tel. 0220480385

QUANTO: menù di mezzogiorno vegetariano 8 euro / carne 10 euro / pesce 12

PER: fare un viaggio in estremo oriente senza prendere la 90 o il 56.

DA PROVARE: le lenticchie, tanto accompagnano tutti i menu.


Il Just India è un must. Uno di quei posti che provo a proporre almeno una volta a settimana e dove riesco ad andare al massimo una volta al mese. L’ultima volta da sola. Just me e il quotidiano, che bellezza!
Non riesco proprio a capire come mai non raccolga tanti consensi perché è davvero un posticino notevole. Accetta pure i Sodexo, e per giunta ti dà il resto in contanti o ti fa uno sconticino.

Non lasciatevi dissuadere dalla brutta insegna o dalla porta chiusa, vi basterà suonare il campanello per entrare ed essere accolti da un vero maragià della cortesia. Potrete scegliere il tavolino che più vi piace – sempre e rigorosamente nella penombra – perché a pranzo il locale è quasi deserto. A volte troverete i familiari del gestore, con bimbi dagli occhioni giganti al seguito, intenti a ingozzarsi di riso e altre prelibatezze.

Prima del piatto forte vi verrà offerto quel pane a forma di cono con tre diverse salse. Ecco, questa è la parte del pasto che vorrei evitare, perché non me ne piace manco una e mi sento pure in colpa per avergli sporcato il piattino solo di briciole. Ma generalmente a tutti piace la salsa di yogurt e menta, quindi non siate timidi. E soprattutto non date un dispiacere a quell’uomo tanto caro, che sorride nel suo kurta arancione.

Da quando non mangio più carne prendo sempre il menù vegetariano e devo dire che più delle verdure al curry preferisco le lenticchie che accompagnano tutti i menu. Il coriandolo è ovunque quindi non avrete scampo, si tratta solo di abituarsi a quel sapore di cimice.

Ma quelle pentoline!? Quelle pentoline sono davvero stupende. Anche se fossero colme di spaghetti alla carbonara vi sembrerebbe di assaporare la vera India.

Se siete ancora affamati dopo aver svuotato le suddette pentoline potrete chiedere ancora pitta, ancora riso, ancora lenticchie, ancora di tutto. Un secondo buon appetito è d’obbligo.

Il caffè non l’ho mai preso, però ho provato la Cobra. Niente male.

GAYA

DOVE: Via D. Scarlatti 3 (mm Lima), tel. 0229531106


QUANTO: menù di mezzogiorno 9,50 euro.


PER: chi vuole digerire fino a cena prelibatezze coreane.


DA PROVARE: una a caso tra queste.


Ieri ci sentivamo pronti a provare qualcosa di nuovo e così abbiamo pascolato fino al Gaya, localino corano a due passi da Corso Buenos Aires. Abbiamo saputo della sua esistenza poco prima che i mac andassero in stand by. Ci siamo documentati in loco, tramite telefono, solo una volta ordinato. 
Il locale è piuttosto spoglio, i tavoli sono ben distanziati, il pavimento è desolante. Ad accogliervi all'ingresso ci sarà una spillatrice Tuborg, forse mai usata, rivolta verso la parete. Io l'ho confusa per una stufa, per dire. Oltre alla spillatrice c'è la proprietaria del ristorante e sì, accettano i buoni pasto, a patto che li chiamiate ticket. La ragazza era sola, quindi abbiamo aspettato un bel po' prima di ordinare. In compenso nel servizio sono velocissimi, il che è sempre una bellezza. Ci sono molti piatti tra cui scegliere. Non conosco la vostra cultura in pietanze coreane, ma la nostra era pari a zero. Oltretutto eravamo gli unici ignoranti, visto che il locale era prevalentemente frequentato da asiatici. Un collega ha azzardato un: questo è sempre un buon segno! E noi ci siamo fidati. 
La soluzione menu pranzo è ottima, perché i prezzi sono contenuti (a differenza del menu classico, piuttosto costoso), e le porzioni abbondanti. Il menu comprende un piatto principale (che in verità è una pentola incandescente), tre antipastini di rappresentanza e una bottiglietta d'acqua (anche se servirebbe una tanica). La pentola è buona: qualunque sia quella che sceglierete troverete del riso, sommerso da diversi ingredienti. Io ho scelto il menu Kimci Bibimbap, che è quello che vedete nella foto qui a fianco (sì, ok, ho scelto chiaramente il peggiore, ma essendo allergica alla soia era l'unico che potessi ordinare). Due parole sui tre antipastini. Dirò solo: alghe secche, wurstel tagliati a fettine, cavolo coreano piccante. Un triumvirato di tristezza. 
Abbiamo pasteggiato con le nostre bacchette di metallo complicate, evitando il cucchiaio (che pure c'era), emulando tutti gli altri. Fatica che si è aggiunta alle lacrime provocate dal grado di piccantezza del tutto. Alla fine ci siamo chiesti un po' come fosse questo posto. Non siamo arrivati ad una risposta definitiva. Bisogna andarci, una volta, e poi magari non tornarci per qualche anno.

lunedì 28 novembre 2011

BILLA

DOVE: il nostro di fiducia è a Piazza Cincinnato (MM Repubblica).

QUANTO: 0 - 6,50 euro.

PER: quando non ci sono alternative (davvero però).

DA PROVARE: il barattolo di frutta mai di stagione.


Billa è una catena meravigliosa. Oltre a vantare il peggior logo della storia dei supermercati, vanta anche il peggior payoff di tutti i tempi. Forse vi chiederete cos'è un payoff: non importa, è una cosa che non interessa a nessuno. 
Il Billa di cui stiamo parlando è molto piccolo, ma non per questo poco interessante. Entrando si incrocia quasi sempre lo sguardo truce della cassiera paraguayana. In verità nasconde un cuore grande, di cui si può godere solo una volta raggiunta la cassa. La cassiera di Billa non perde mai la pazienza, non sbuffa nemmeno quando cambi idea e decidi di sostituire il tuo yogurt con tre albicocche, all'ultimo minuto. Quelli dietro sbuffano, ma lei no, lei ti guarda materna, perché sa quanto dura può essere una giornata. 
Il Billa di Piazza Cincinnato sembra un po' uno di quei negozi di una volta, di quelli che non rimpiangi però. I batuffoli di polvere sotto il banco frigo sono quelli di una volta, e anche le marche che troneggiano sugli scaffali. Billa è l'impero di Hero e Santarosa e non troverai cioccolato alla nocciola che non sia Novi. Entrando, sulla destra, si incontrano alcuni farinacei. Meno di un passo e incrocerai il tacchino a fette. Ti giri e trovi il bancone della gastronomia. Nessuno di noi ha mai avuto il cuore di provare nulla. Ogni giorno, di fianco al bancone della gastronomia, c'è lo spazio per l'assaggio. Nessuno di noi ha mai avuto il cuore di provare nulla vol.2. Se ti giri di scatto, trovi i vini. Quello più caro è sui sette euro. Non provate a chiedere il Nero d'Avola perché vi sputano in faccia (e forse han ragione).
Il banco frigo prevede una pioggia di mozzarella in scadenza e due o tre prodotti non in scadenza. Gli yogurt talvolta sono già scaduti, ma col fatto che sono acidi di loro, bè, si può chiudere un occhio. Tornando indietro, ma mantenendo la destra, si incrociano la verdura da insacchettare e quella già insacchettata: lì trovi le macedonie monogusto, ideali per i luglio afosi e senza speranza. Una confezione di ananas Billa equivale a cinque dosi di Polase. Dopo l'ananas Billa si sta da dio, non è per dire.
Billa, pur non offrendo nulla, non è economico e non accetta i buoni pasto. Almeno, non i nostri, che sono dei Pass Lunch Sodexo. Billa permette, come ogni altro supermercato, di avere una tessera ed effettuare una raccolta punti. Nessuno di noi conosce qualcuno che abbia la tessera Billa, questo ci fa dedurre che non sia una buona idea. 
Una cosa buona Però Billa ce l'ha: puoi parlarci. Fallo qui.