martedì 2 ottobre 2012

TRATTORIA LA FATTORIA


DOVE: via Fara 1 (MM Repubblica, MM Centrale, MM Garibaldi)

QUANTO: a partire da 10 euro

PER: una pausa pranzo insipida

DA PROVARE: quello che vi rende meno tristi

Trattoria La Fattoria ha un nome che non si spiega. Primo perché i due concetti (o luoghi, insomma, come volete) sembrano, se non incompatibili, quantomeno accostati a caso. Secondo perché la specialità della casa (che va ad aggiungersi a trattoria e fattoria) pare sia il pesce. E dio solo sa quanti bei branzini troverete là, in campagna, in uno dei vostri week end fuori porta. 

Trattoria La Fattoria ha un brutto nome, ok, ma noi siamo gente che va oltre le apparenze: per questo abbiamo varcato l'uscio fiduciosi e pieni di entusiasmo. E l'entusiasmo non è scemato nemmeno quando ci siamo ritrovati in una sala grande che ricordava un po' certe cene aziendali dei tempi andati, o certi pranzi di una qualunque domenica fine anni ottanta: tanto rumore, camerieri coi carrelli, i tuoi cugini che ti tiranneggiano e un vago senso di angoscia all'idea che il giorno dopo ti tocca la verifica sulla fotosintesi clorofilliana. 

Ecco, l'entusiasmo è calato all'arrivo delle liste, grandi e in similpelle, recanti tristezza. Ci sono molti piatti, ma nessun menu pranzo. Le portate consigliate stanno all'inizio e sembrano le stesse da sempre. I prezzi non sono eccessivamente alti, ma per una pausa pranzo sì, considerato che il valore dei buoni pasto della maggior parte delle persone è inversamente proporzionale alla loro fame. Insomma, ci si è buttati su un polpo in insalata con patate olio e limone, che stava tra gli antipasti e veniva nove euro: una porzione elfica, gusto senza infamia né lode. Io ho preso delle pennette gamberetti e fiori di zucca: tristissime, con quel tocco di panna pleonastica che ti toglie la voglia di vivere e di pagare. Inoltre non ho trovato i fiori di zucca, però i gamberetti c'erano: una squadra di calcetto senza riserve. Il tutto accompagnato da un contorno di verdure lesse da quattro euro, probabilmente la cosa più buona dell'intero pranzo. 


Dimenticavo: quando siamo entrati il ristorante non si poteva dire fosse pieno. Tuttavia ci hanno fatti accomodare a un tavolo attaccato a un altro, occupato da due dolcissime signore. La bionda ha parlato instancabilmente cinquanta minuti, l'altra si è lamentata per lo stesso lasso di tempo: marito, lavoro, marito, lavoro, figlio, marito, figlio, lavoro, trasferimento, figlio, marito, caffè.

Alzarsi e pagare è stato un sollievo, soprattutto dopo aver visto il cameriere portare tronfio un piatto all'interno del quale vegetava un unico, solitario fico d'india. Alla cassa abbiamo sfoggiato i nostri Sodexo. Mancavano cinquanta centesimi alla cifra esatta: a quel punto generalmente ti dicono lascia, oppure, me li dai la prossima volta. In tempo di crisi tuttavia è comprensibile che si pretenda fino all'ultimo centesimo.

Ecco, però magari la prossima volta fateci lo scontrino.

2 commenti:

  1. Provata anch'io mesi fa per un pranzo di lavoro in cui sono stati gli ospitanti a decidere il luogo.
    E ho pure preso l'insalata di polpo, il disappunto doveva essermisi letto in faccio all'arrivo della ciotolina che sarebbe stato il mio intero pasto. Ricordo in particolare la sollecitudine del cameriere al quale avevo chiesto del limone per condire il polpo: mi è arrivato a due bocconi dalla fine, dopo che avevo aspettato già a lungo prima di cominciare per disperazione.

    Veramente riprovevoli il menù e l'atteggiamento stanco e svogliato del personale.

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  2. Il personale non l'abbiamo trovato stanco e svogliato, a onor del vero.

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