martedì 5 novembre 2013

TRATTORIA TIBERIO

DOVE: via Farini, 44 (isola – mm Garibaldi)

QUANTO: da 7 euro

PER: cocchi di nonna

DA PROVARE: il menu
  
Ci sono quei posti che vi ricordano inevitabilmente la nonna – in questo caso la cucina della nonna – e non so come sia o fosse vostra, ma in una cosa credo le nonne si somiglino tutte: amano vedere i nipoti mangiare, che pesino 4 chili vestiti o 180.  Le nonne sono sempre felici se chiedete il bis, se volete anche il dolce e se alla merenda delle quattro fate seguire quella delle cinque e quella delle sei. Insomma viva le nonne!
La mia aveva un menu standard, siccome aveva deciso che a casa mia non si mangiava pasta lunga, la scelta variava tra spaghetti e tagliatelle, rigorosamente col sugo di pomodoro (un cucchiaio per due persone in un pentolino di alluminio con un manico amputato dal tempo) o con i funghetti, rigorosamente col parmigiano sopra. Di secondo “ciccin”, ovvero carne, e verdura. Il dessert veniva preso in pasticceria. Non erano niente di inaspettato quei pranzi eppure erano molto speciali, perché nella loro abitudinarietà si percepiva cura e amore.
Per lo stesso motivo mi piace andare da Tiberio, perché anche se è estate e ci sono 35 gradi ci trovate le polpette, perché prendere il menu e non solo il primo o il secondo è talmente vantaggioso (9 euro) che non vale proprio la pena di stare a dieta e perché anche loro, come le nonne, sono felici di rimpinzarvi. Io al dolce non ci sono arrivata, ma a costo di saltare la cena una volta o l’altra voglio dargliela questa gioia!
L’ambiente è rustico, abbastanza spoglio, da trattoria alla buona che non si fa mancare le tovagliette a quadri e quelle sedie di legno che non si producono più – guai a chi le sfonda!  I menu sono di carta, scritti a mano e fotocopiati di giorno in giorno, anche se non cambiano poi moltissimo. La pasta al ragù è per esempio una costante, ed è così sottovalutata ultimamente che io non esito a ordinarla. Tutto arriva velocissimamente, ma non per questo la cottura lascia a desiderare, e il sugo è aggiunto sopra a cucchiaiate. Mescolare sta a voi.
Si ordina il primo e poi stop. Così lascerete al vostro stomaco il compito di decidere se veramente è in grado di accollarsi anche il secondo. Finito il primo, il simpatico cameriere vi inviterà a prendere anche il secondo. Attenzione a non arrivare troppo tardi che poi le cose buone finiscono. La cotoletta è buona e gigante, le polpette fritte molto gustose, e anche gli involtini. Forse ogni tanto l’aglio abbonda, ma un po’ di purificazione serve.
Non ho mai mangiato nulla che non fosse buono, quel buono che non è eccellenza ma è pur sempre una garanzia. Se siete fortunati beccate anche la cassoeula. Per i vegetariani segnaliamo che ci sono sempre almeno 5 contorni, i formaggi e la frutta. Certo non so cosa che opinione abbia Tiberio del vegetarianesimo… La cosa che continua a stupirmi ogni volta che ci torniamo è che potrebbe tranquillamente essere uno di quei posti dove ti trattano rudemente e non si mangia granché, la gente ci andrebbe lo stesso, invece continua a non esserlo. Penso che mia nonna sarebbe stata contenta di venire da Tiberio. O da Michele perché se scavate sotto la pila di biglietti da visita similnecrologio scoprirete che sotto i prevedibili Trattoria Tiberio si celano dei disarmanti Trattoria Michele. Sarà sempre lui? Chiamatelo come preferite, anche se Tiberio fa tutto un altro effetto. Unica nota negativa è che acqua e caffè si pagano a parte, ma prendono i buoni e allora non ci si pensa.


3 commenti:

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  2. Nei vecchi biglietti da visita c'è scritto "Trattoria Michele" perché lui si chiama Michele di nome e Tiberio di cognome. Me l'ha detto sua moglie. Michele Tiberio. Non è un bel nome?

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  3. Bellissimo. Dici che potremo continuare a chiamarlo signor Tiberio?

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