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mercoledì 12 giugno 2013

DA MARTINO

DOVE: Via Farini, 8

QUANTO: da 5 euro

PER: rifugiarsi in un pasto gordo

DA PROVARE: la cotoletta, il fritto toscano, il trancio di pizza


Per prima cosa alzate il telefono perché per pranzare da Martino vi conviene prenotare. I posti sono pochi e non c’è niente di più fastidioso che dover costringere i propri succhi gastrici a digerire un cibo quando si erano preparati a ben altre pietanze.
Questa trattoria-pizzeria è un po’ un luogo di confine, un’isola tra la Milano cinese che avanza sempre più, il monumentale, i binari di Garibaldi e l’isola vera e propria, sarà anche per questo la leghiamo all’idea di rifugio. Quando entri da Martino infatti hai l’illusione di essere in una Milano che non c’è più, dove la domenica pranzi fianco a fianco con la solita coppia di anziani, con cui la vicinanza dovuta ai microtavoli ti spinge a imbastire conversazioni, convenevoli e magari qualche innocua sputacchiata! 
Le urla infuriate del proprietario fanno sempre parte dell’atmosfera d’altri tempi, e poi viene da pensare (con cinismo tutto contemporaneo) “chi se ne frega…mica erano per noi!”
Le tovaglie bianche, le pareti tappezzate di quadri e di perline in legno, le leggere sedie in legno impagliate vi aiuteranno a rilassare le membra e allontanare la frenesia, potete così concentrarvi sul menu scritto a mano e fotocopiato su carta da fritto. Slurp! Vien voglia di addentare anche quello.

In molti consigliano la pizza, anche il Pappamilano e l'autorevolissimo bambino che se l’è divorata in 5 minuti giusto di fronte a me, tuttavia di fronte a primi (circa 5 euro) e secondi (da 8 a 12) ghiotti non sappiamo resistere (e poi il fascino del menu del giorno handwritten supera quello del menu solito in plastichina consumata, quello con le pizze!). Nelle varie magnate – all’acme dell’entusiasmo l’ho scelto anche come location del pranzo con i genitori in visita! – abbiamo provato bigoli all’amatriciana (bbboni!), linghuine con ricotta e pachino (delicate), gnocchi al ragù (essendo uno dei miei piatti preferiti è raro che mi soddisfi totalmente… in più loro annegavano nel formaggio), frittura toscana (una vera porcata! Buone le verdure ma splendidi i cubetti di mozzarella!) e verdure varie. Chiaramente ogni volta la cotoletta del vicino sembrava sempre più verde (sopra trionfava la rucola con i pomodorini) e più appetibile… non mancheremo di provarla. Sì, da Martino ci torneremo. Perché prendono i buoni pasto, perché abbiamo sempre mangiato bene senza metterci un’eternità e soprattutto perché continuerà a capitarci di desiderare di non essere a Milano, e quindi anche l’illusione di essere in una Milano che fu va benissimo.
Torneremo anche perché i dolci casalinghi hanno un gran bell’aspetto ma essendoci sempre troppo ingozzati non abbiamo avuto modo di provarli.

P.s.: Consigliamo una breve passeggiata digestiva fino alla torrefazione Coracao do Brasil in Paolo Sarpi per un caffè buono e con prezzo d’altri tempi (0,80 euro).


lunedì 27 febbraio 2012

MORIONDO

DOVE: Via Marghera 10 – MM Wagner, tel. 02 48005643

QUANTO: 5 € i primi, 7.50/9 € i secondi, bicchierone d’acqua e dolcetto da caffè offerti

PER: Chi si è sempre chiesto cos’è il comfort food

DA PROVARE: Gli gnocchi al venerdì


Moriondo è uno di quei posti che se non ci vai non puoi capire. In 30 mq trovi quattro camerieri, tre baristi, due sorelle figlie di nessuno, un bancone-vetrina con tutti i dolci del creato, un bancone-bar, nove tavolini con una trentina di coperti, e un reparto di terapia intensiva monoposto con funzione cassa*.

Moriondo è una pasticceria storica di Milano che all’ora di pranzo propone una serie di piatti caldi e freddi, e fidatevi che meritano più o meno tutti. Ci sono colleghi che partono alle undici e mezza per conquistarsi un tavolo da Moriondo. Se arrivate presto e vi dice culo, allora vi sedete ne La Suite. La Suite è un tavolino all’angolo del locale con un divanetto a tre posti e due sedie. Non è più (s)comoda delle altre sistemazioni, né è migliore per la vista offerta dalla vetrina, cioè via Marghera e il venditore di libri senegalese. Ma i camerieri l’hanno sempre venduta così, con questo nome di pregio, e adesso tutti bramano sedersi ne La Suite. Così quando finalmente La Suite toccherà a voi, il caposala, che ha il sorriso marpione e gli occhi un po’ porno, urlerà qualcosa come prego accomodatevi ne La Suite! e tutti si volteranno a guardarvi, e vi odieranno in silenzio. Ma stiamo parlando della migliore delle ipotesi. Perché arrivando appena dopo l’una vi toccherà aspettare per un tempo incalcolabile. E lo farete in piedi, alle spalle di persone che nel frattempo saranno impegnate con piatti meravigliosi, accompagnati da cestini di pizzette e focaccine dal profumo molto forte, incredibilmente vicino. Non disperate: fissate queste persone con occhi da terzo mondo e vedrete che presto o tardi, infastidite, vi cederanno il posto. E’ così che inizia il secondo turno di Moriondo, più o meno all’una e mezza. Sedetevi, prego.

Bene, adesso non avrete addosso lo sguardo doloroso di chi conosce l’ufficio e la fame; ma preparatevi alle gomitate sulla nuca di chi ha pranzato altrove e ora sciama verso il bancone di Moriondo per prendere un caffè comediocomanda. Perché qui il meglio arriva dal caffè in poi. Non che primi secondi e contorni non siano buoni, figuriamoci. La pasta, comunque venga proposta, è eccezionale; per non parlare degli gnocchi del venerdì, fatti e conditi in tutti i modi possibili. Ovviamente scordatevi primi da meno di 7-800 kcal: se siete a dieta, ripiegate sulle insalate o i secondi tipo arrosti, bresaole e capresi varie -ma allora che ci siete venuti a fare da Moriondo!

Non eravamo al caffè? Il caffè è buono in tutte le sue declinazioni, che sia normale macchiato marocchino d’orzo o al ginseng, e poi che dire, scegliete un qualunque dolce da quella magnifica vetrina e avete vinto. Occhio però, quei maledetti sono buoni ma si fanno pagare! Mica come il dolcetto che ti regalano col caffè. Quello non è all’altezza di Moriondo: è duro, e il suo gusto è ambiguo. Una volta un’amica disse: “Ragazzi, questo è il Polpettone dei Dolci!”. Suggestivo, no?


*È ora di andare. Alla cassa vi aspetta una signora dall’età indefinibile. E’ seduta lì da che impiegato abbia memoria. E’ una signora ingombrante e dall’aspetto bonario, ma il suo carattere è ombroso, e i suoi modi spicci. Non lasciatevi ingannare dal sondino di plastica che le impreziosisce il naso: la signora ha energia da vendere. Provate a dirle che pagate un primo un caffè e un BICCHIERE D’ACQUA. Prima vedrete il sondino appannarsi. E poi vi smadonnerà in faccia! Ve l’ha già detto mille molte che l’acqua in bicchiere NON-SI-PA-GA! Lasciate cadere la cosa, tentare di ribattere sarebbe inutile: la signora starebbe già facendo pagare la persona dietro di voi, rivolgendovi sotto alla cassa un dito medio. No davvero, portate pazienza.